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20 luglio 2008

Lacrimosa.

29 giugno 2008

Affronta sicura le occasioni della vita.




...

pffffff

...



BUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH

11 gennaio 2007

Cose che penso su cose di cui parlano tutti (post breve scritto in breve)

1. 21.500 soldati in Iraq? Dopo che hai perso in modo così misero le elezioni? Forse l'ultimo carico di coca non era proprio di ottima qualità...

2. Steve, stavolta non ci siamo. Aspettavamo il tuo keynote da troppo tempo, lo abbiamo seguito in diretta, abbiamo sperato in qualcosa di più... E tu ci presenti un telefono? Che quando uscirà tra un anno sarà già vecchio? Per di più copiato dall'LG KE850? No, non ci siamo. La prossima volta, spereremo un po' meno.

3. "Il riconoscimento giuridico dei PACS è pericoloso", ha argomentato oggi il Pastore Tedesco. "Al rogo gli omosessuali", avrebbe voluto continuare, ma gli si è rotto il microfono. Noi qui siamo un po' annoiati: a ripetere sempre le stesse cose c'è il rischio che non ti si prenda più sul serio. Ah, già. Ma quando mai lo abbiamo preso sul serio?

4. Il mondo sta cambiando, in peggio. Non vale la pena ricordarlo, faremmo il gioco di quelli che lo stanno cambiando; solo un pensiero, per coloro che invece sono vittime di questo cambiamento. L'orrore è indicibile.

5. Cazzo se sei bello, portatilino in uscita. Cazzo. Solo che ti vogliamo più performante. A noi l'estetica piace guardarla su internet, e le prestazioni averle sul tavolo.

6. Il nuovo album dei Bloc Party pare molto molto bello. Più bello del predecessore, che non mi aveva entusiasmato affatto. Complimenti.

7. Il nuovo album dei Klaxons, invece, è in uscita. Il primo, tra l'altro. Chissà...

10 dicembre 2006

òendanleiki

Il blog, già. Il blog.
Non fossi così perdutamente attento a ciò che mi succede, neanche ci penserei più, al blog. Ma lo sono, e quindi ogni tanto mi casca l'occhio sulla desolazione degli avvenimenti di fuori, più che sul proliferarsi infinito di quelli di dentro. Magari non mi succede nulla, ed ecco come scorrono veloci anche quattro giorni di permanenza nell'acquario della stasi, senza che nessuno turbi quest'ordine così dogmatico, luterano: però non serve a niente guardarsi da dietro una gabbia, no?
E quindi c'è il blog. Che rompe il vetro dell'acquario, acqua dappertutto, un casino, corri a prendere gli stracci che si rovina il parquet.
E insomma quando uno è felice scrive poco, e io sono felice, ormai lo dico senza vergogna. Forse dovrei andare da un analista, da uno psicologo, prego si accomodi, insomma è lei il caso patologico dell'anno, la prima persona al mondo ad essere felice senza un motivo apparente, lei sa che ha bisogno di cure vero? Sono felice. Con tutto quello che c'è all'esterno dovrei arrossire, dovrei tenerlo per me, forse. Ma come si fa, quando sei così pieno di cose da non riuscire a trattenerle nemmeno con gli occhi o con la bocca, nemmeno con la pelle? La pelle, proprio lei, quella che fa piangere il cuore per davvero e che non va via nemmeno strofinando forte, e mica è come l'amore, che si lava col sapone e poi non resta più niente; e i Radiohead, questo, l'avevano capito da un secolo. La pelle non va via.
Ah, per finire.
I Klaxons. Sono grandi, io li ascolto spesso, questi giorni. Hanno quell'atmosfera agrodolce che li renderebbe perfetti sia per l'amante che per il nemico.


Magick.

06 dicembre 2006

Best of What is New

30 novembre 2006

Double Shadow

Alcune cose, come sempre in ordine sparso.


Mentana ieri ha esordito sul suo tiggì in radio con: "Diavolo di un Berlusconi". Immagino intendesse il fatto che il nano è (purtroppo) uscito dall'ospedale. Noi gli crediamo, ma speravamo in qualche gossip più pesante. Già speravo in qualche esorcismo agli italiani.


Se non fosse che quelli vecchi stanno meglio che mai, questi Junior Boys avrebbero tutte le cacrte in regola per diventare i nuovi Depeche Mode. Un'imitazione, certo. Ma palese: e quindi sincera. E poi, fatta davvero bene. Il Canada riserva sempre più sorprese, ultimamente.


Storica stretta di mano tra il Papa e Erdogan, titolavano ieri tutti i quotidiani. Io avrei preferito di più un titolo del tipo "Guerra: come provocarla senza dare nell'occhio". Che poi, la Moschea Blu, quella poteva almeno guardarla in foto, no? Cristo, abiti pure a San Pietro, ti mancano le opere d'arte?


Ci prepariamo alla grande manifestazione del 2, quella che porterà in paizza tutta l'italia contro questo governo. Il problema è che a destra non le sanno proprio fare, 'ste cose, è inutile. Litigano su tutto, perfino su chi dovrà parlare alla gente, sul palco. Dopmani mi aspetto un litigio sul colore dello sfondo del palco. Tra il nero e l'azzurro, io continuo a preferire il rosso.


Questo Children of Man sembra davvero il film fatto apposta per me. Il trailer ricorda molto atmosfere alla Esercito delle Dodici Scimmie mischiate con l'ultimo libro di De Carlo, anche se ovviamente potrei sbagliarmi. Julianne Moore, poi, è bravissima, e io lo sostengo dai tempi di Magnolia.. Certo, se avessero utilizzato un uomo vivo nella parte del protagonista, invece di Clive "Roccia Lavica" Owen, forse il film ne avrebbe guadagnato.


La guerra in Iraq è la seconda guerra più lunga nella storia degli Stati Uniti, dopo la guerra in Vietnam, e la seconda guewrra più costosa per i cittadini americani, dopo la seconda guerra mondiale. E pensare che nel 2003 Bush disse che avevano vinto, e che era "Mission Accomplished". Evidentemente, la cocaina modifica la percezione del tempo.


Oggi è la giornata mondiale contro la pena di morte. Pensiamoci, almeno.
Bastano 76 secondi, uno per ogni paese, nel mondo, che uccide ancora in nome della giustizia.

28 novembre 2006

John Wayne Gacy, Jr.

"John Wayne Gacy, Jr., (March 17, 1942May 10, 1994) was an American serial killer. He was convicted and later executed for the rape and murder of 33 boys and young men, 29 of whom he buried in the crawl space under his house, between 1972 and his arrest in December 1978. He became notorious as the "Killer Clown" because of the many block parties he attended, entertaining children in a clown suit and makeup."




Questa è la sua storia, e la canta Sufjan Stevens.


His father was a drinker
And his mother cried in bed
Folding John Wayne's T-shirts
When the swingset hit his head
The neighbors they adored him
For his humor and his conversation
Look underneath the house there
Find the few living things
Rotting fast in their sleep of the dead
Twenty-seven people, even more
They were boys with their cars, summer jobs
Oh my God

Are you one of them?

He dressed up like a clown for them
With his face paint white and red
And on his best behavior
In a dark room on the bed he kissed them all
He'd kill ten thousand people
With a sleight of his hand
Running far, running fast to the dead
He took off all their clothes for them
He put a cloth on their lips
Quiet hands, quiet kiss
On the mouth

And in my best behavior
I am really just like him
Look beneath the floorboards
For the secrets I have hid

13 novembre 2006

A spider web, and it's me in the middle

Dovremmo raccontarla più spesso, questa storia. Parlarne, per sentire l'amaro in bocca, per patire anche noi un po' di bruciore negli occhi e nel petto.
Un ragazzino è stato picchiato, deriso, insultato dai suoi compagni di classe. Sotto il vigile occhio di un attento regista, che ha filmato l'accaduto, per non perdersi neanche una scena di delirio collettivo. E mostrarla su internet: come si fa con un trofeo.
Un ragazzino è stato picchiato, pur non avendo nessuna colpa. Nessuna merendina rubata, nessun'offesa, nessuno sguardo ammiccante alla ragazza altrui. E' stato picchiato per il solo ed unico motivo di essere nato con un cromosoma in più.
Down.
Centinaia di migliaia di persone hanno scaricato il video da internet. Lo hanno visto, magari hanno anche criticato. Ma nessuno ha fatto qualcosa di vero, di giusto, di bello. Nessuno li ha denunciati, nessuno ha preso iniziative per fermare la follia che pervade le menti più giovani, sempre più spaventate dal diverso, sempre più terrorizzate, a cercare riparo nel loro guscio di playstation, televisione e scarpe nike. Nessuno ha fatto niente.
Io non ho visto il video, e non ho intenzione di farlo, per carità. Piangerei, probabilmente.
Ma tento di parlarne in giro, il più possibile. Voglio capire cosa ci sta succedendo, e in che razza di spirale viscosa siamo finiti.
Intanto, assistiamo a tutto questo.
Senza fiato.

09 novembre 2006

05 novembre 2006

Esecuzione Capitale

Un altro delitto nel nome della giustizia.

Nel 2006.

Blackout

Pare che stanotte l'intera Europa continentale abbia rischiato un blackout generale di proporzioni epiche, sfiorato ed evitato infine soltanto all'ultimo; è mancata la luce soltanto per alcuni minuti in qualche zona della Francia e in Germania, niente di simile al disastro che poteva verificarsi.
Vengono in mente mille ricordi del blackout italiano, quello di tre anni fa. Viene in mente la notte bianca traformata in notte nera, le luci sul lungotevere e il rumore assordante e poi, improvvisamente, il buio, i clacson delle macchine, l'iniziale spavento, i commenti sulla città che non reggeva il colpo della notte bianca (e chi sapeva, allora, che era un roba nazionale?), e poi tutta la notte, bianca comunque per noi impavidi animali notturni, passata in casa a giocare a chissacchè perchè fuori oltre ad essere tutto buio pioveva pure, le telefonate notturne, le candele, lo stupido esorcismo fatto a un criceto spaventato, le corse, la radio a pile che dava inesorabilmente quel tiepido suono di rumore bianco e niente più, chi può trasmettere in radio senza corrente?, le preoccupazioni e il divertimento e le macchine in giro con i loro fari, ancora più gialli nel contrasto con la città blunotte.
Tre anni fa, cazzo. Fottuti ricordi.

I Muse avevano pubblicato Absolution da una settimana e un giorno esatti, quella notte.
E Absolution era fisso nel mio lettore cd, nella mia mente, e nelle mie parole.
In Absolution c'è una canzone bellissima, e troppo poco conosciuta.

La canzone, si chiama Blackout.
Musica.

don't kid yourself
and don't fool yourself
this love's too good to last
and i'm too old to dream

don't grow up too fast
and don't embrace the past
this life's too good to last
and i'm too young to care

04 novembre 2006

The battle is lost, with all these things that I 've done

This river is wild, cantano i Killers con la loro voce straziante, e a noi sembra che abbiano capito tutto, che non ci sia niente da fare, che tanto arriva prima o poi questo fottuto giorno. A noi sembra che sia tutto così casuale, che le cose partano senza meta e senza scopo, senza mittente e senza destinatario, trascinate dalla corrente di un fiume in piena, selvaggio, profetico nel suo procedere incerto. A noi sembra che costruire serva davvero a poco, in un mondo dove distruggere ripaga molto di più. A noi sembra che la mattina coincida sempre più con il momento in cui l'attesa della sera è più lungo, a noi sembra che il freddo sia una prova divina, il prossimo livello sarà il più difficile, e dietro l'angolo ci aspetta il boss finale. A noi sembra che aspettare non sia più niente di male, che il tempo sia fatto di pezzi sparsi come Lego, con le istruzioni passo passo, se ti impegni alla fine viene fuori un castello. A noi sembra che il semaforo quando è rosso è più delicato. A noi sembra che abbiamo usato troppi guanti, e che le dita dovrebbero essere scoperte quando premono il grilletto, perchè ci siamo rotti di nasconderci in una guainetta dimagrante, 'chè tanto prima o poi il grasso cola fuori e si vede ugualmente. A noi sembra che l'amore non sia per niente vero, e il giorno dopo ci sembra che l'amore sia la cosa più vera al mondo, e il giorno dopo siamo contenti di non capirci un cazzo, tanto chi capisce di solito viene eliminato per primo. A noi sembra che la differenza tra essere forti ed essere stanchi, oggi, sia sempre più sottile, con quel nostro modo di chiudere gli occhi davanti al pianto e chiudere le orecchie davanti al grido. A noi sembra che svegliarci presto non sia un grande guadagno, a noi sembra che parlare di guerra sia diventato banale come parlare di moda, a noi non piacciono i pantaloni mimetici e le giacche militari. A noi sembra che avere potere oggi sia più difficile che mai, perchè gestire un fiume in piena è difficile, se vedi il mondo dagli occhi di un castoro. A noi sembra che ci diciamo troppe poche cose, a noi sembra che ascoltiamo troppa poca musica, a noi sembra che guardiamo troppi pochi film, a noi sembra che abbiamo troppo poco tempo da perdere e troppo poco spazio per stenderci per terra a guardare in alto. A noi sembra che le speranze siano sempre più realistiche, e questa cosa non ci piace, a noi infatti sembra giusto avere sogni più grandi di noi, finchè saranno ancora gratuiti. A noi sembra strano questo ostinarsi a vivere, e questa ricerca del sacro ci sembra inutile e controproducente, a noi sembra che dietro un cuore ci sia soltanto sangue. A noi sembra assurdo dover registrare tutto, noi non vogliamo salvare tutto in una cartella sul desktop, a noi sembra bello non avere il copia e incolla, questo è nostro e questo è tuo, se lo vuoi perchè non chiedi. A noi sembra sempre più difficile trovare qualcosa di buono, nel piatto il cibo cambia nome, cambia sapore, cambia contenuto, ma mantiene lo stesso ricordo di sempre.
A noi sembra bellissimo avere i brividi dal freddo, di sabato mattina.
Perchè qualcuno, camminando, sentirà il battere dei denti. E si fermerà ad ascoltare.

02 novembre 2006

Twelve Pikachu on a dead man’s chest, yo oh oh and a bottle of rum.

Quando la tristezza ti coglie impreparato non c'è niente da fare, devi stare lì e subire. E' una legge fisica imprescindibile: qualsiasi cosa tu faccia per farla passare, lei aumenterà, inesorabilmente .
L'unico rimedio accertato fin'ora, (leggere il foglietto illustrativo consultare il medico e non somministrare ai bambini sotto i dodici anni), consiste nel lobotomizzarsi un po' davanti alla macchina infernale alias la TV. E non c'è niente di meglio, in questo, che guardare gli European Music Awards su MTV.
Se il titolo può trarre in inganno, una rapida visione dello spettacolo farà capire che il Vecchio Continente, qui, c'entra davvero poco. America, America (god shed his grace on thee) è la parola giusta per descrivere 'sta roba qui. E' tutto intriso di americanità, di divismo, di autocelebrazione e di spettacoli in grande. Chiunque diventa una star di altissimo livello, le urla e le grida degli adolescenti in calore che formano il pubblico ricoprono con lo stesso entusiasmo Kelis, Borat o Timbaland. Ogni cosa è perfettamente calcolata, gli show sono gestiti fin nell'ultimo dettaglio, Justin Timberlake presenta, anzi sarebbe meglio dire recita come un bambino di otto anni, e la cosa piace a tutti. Me compreso.
La tristezza è un brutto affare.

Maybe Brandon and Matt will save us all.
Sigh.

01 novembre 2006

I've been looking so long at these pictures of you

Ultimamente mi diverto a ripescare dai misteriosi anfratti di casa mia alcuni pacchi di vecchie foto, immagini antiche, di quelle che non guardi mai, se non quando viene la cugina di tuo padre che non vedi da dodici anni, o quando ci butti l'occhio sopra tra un'imprecazione e l'altra mentre cerchi un paio di Levi's che chissà dove sono finiti.
La mia capacità di rendere brutta una foto è leggendaria. Sia che io sia il soggetto, sia che sia colui che la scatta, l'immagine in questione assume di solito sembianze mostruose, adatte più a una serata dark che a un'amena rimpatriata di parenti. Non posso dire di essere fotogenico, no. Anzi, vi dirò di più: in foto faccio proprio cagare, è inutile. L'esoterico meccanismo per cui la pellicola mi riproduce in condizioni pietose non finirà mai di affascinarmi, tant'è che continuo a farmi fotografare, e a scatenare in questo modo la gioviale ilarità di tutti i presenti, me compreso. Dall'altro lato della macchinetta la situazione non è migliore, del resto. Non aiutato dal mio morbo di Parkinson, ormai giunto a livelli preoccupanti. Non aiutato dai quattro o cinque caffè al giorno. Non aiutato dalla mia proverbiale impazienza. Non aiutato infine da 'sto cazzo che mi ritrovo al posto di quel minimo di sensibilità artistica che si richiede in questi casi, sarei in grado di rendere orribile anche una foto scattata alla Monument Valley. Immaginate quindi cosa viene fuori dagli stupidi scatti fatti agli amici.
Tutto questo, paradossalmente, si unisce a un mio particolare amore per la fotografia. Non solo per quella d'autore (soprattutto pop, però: LaChapelle insegna), ma anche per quella amatoriale, per le foto delle vacanze, per i ritratti tutti uguali degli amici e dei nemici. Non mi annoiano i fatidici incontri settembrini in cui il gruppo di amici srotola davanti ai tuoi occhi pacchi e pacchi di rullini, tutti meticolosamente sviluppati e catalogati in eleganti raccoglitori con dei fiori in copertina. Non mi stressano i pomeriggi passati a guardare Rimini, la Sardegna, Londra, o New York ("Quanti cazzo di amici ricchi c'hai", mi direte? Falso, la frase giusta dovrebbe essere: "Quanto cazzo rosichi, dopo ogni estate?", ma comunque...).
Scattare una fotografia non ha niente di mistico, in my opinion. Nessun "hai colto l'anima del soggetto", nè tantomeno "hai incastrato su carta le sue emozioni". Semplicemente: aiuta a ripensare, e non è tanto il ricordo la cosa importante, quanto più il rivivere per un momento solo quella situazione, esserne partecipi. Ed è una partecipazione così intima che solo l'immagine può darti, nessun film può riuscire nello stesso, con quel tripudio di movimento, con tutta quell'imposizione costruita di rumori e suoni, con quei dialoghi, cazzo. Una foto basta, avanza, anzi è molto di più.
Vi lascio, dopo questo post dalla dubbia utilità. Ma sapete, il tempo è triste, la mente deve essere almeno un po' allegra, per contrastar lo schifo, no?

Foto!

30 ottobre 2006

Disordinaria Follia






It's only water and sand. :-)

28 ottobre 2006

27 ottobre 2006

Breve compendio sulla bontà e la gentilezza, e sugli infiniti modi in cui esse sono in grado di svelare nel profondo i più nascosti desideri dell'uomo

bon|
s.f.inv.

1a l’esser buono; qualità di chi cerca di procurare il bene degli altri
1b benevolenza; gentilezza, cortesia
1c atto gentile, buona azione


Essere buoni è una cosa stupenda, dicono tutti.
Guarda Gandhi, guarda Madre Teresa. Guarda Luther King. Fanno sempre questi tre esempi qui, poi ci pensano un po' su, sembra ne abbiano un altro sulla punta della lingua. Alcuni accennano qualche nome così, chi dice mia madre, chi dice il mio ragazzo, chi Topolino. Altri, i più, se ne vanno; sembrano soddisfatti così. E sull'altro fronte, per la cattiveria, invece, cosa dicono? Hitler, Attila, Nerone, Manson, Unabomber, Bossi, Bin Laden, Mussolini, Franco, la Franzoni, e mille altri. Un marasma di nomi, di conseguenze atroci, di bombe, di morti, di sofferenza: e sono, ognuno di questi, sulla bocca di tutti. Pare proprio sia così: per diventare famosi è più facile, la via della cattiveria.
Essere buoni è una cosa stupenda comunque, ribattono in molti.
Gli altri ti stimano, ti apprezzano, seguono i tuoi consigli e tentano di imitare i tuoi comportamenti. Guarda Gandhi, continuano, sempre lui; li capisco, sono a corto di nomi. E io guardo Gandhi, su Wikipedia, con innocenza. Leggo questo: "Gandhi
fu assassinato a Birla, presso Nuova Delhi, il 30 gennaio del 1948."Caspita che strano modo, di apprezzare una persona; comincerò anch'io a sparare alle persone che stimo, allora. Assassinato, eh?
Essere buoni è una cosa stupenda lo stesso, continuano alcuni.
Ti fa stare bene con la coscienza; vedi tutto in un'altra ottica, ogni cosa è più dolce, sembra scivolarti addosso come una piuma nella sabbia. Mi aspetto mi tirino fuori Gandhi di nuovo, invece è finita così, 'stavolta è stata breve. Eppure io mi guardo intorno, vedo che i buoni soffrono, i buoni subiscono, i buoni imparano a starsi zitti, ad ascoltare senza ribattere. Vedo che la vita è più dolce se hai soldi, vedo che l'arroganza ti fa guadagnare un posto in prima fila, che le urla fanno abbassare le teste degli altri, allargando il panorama, davanti a te. Vedo che l'intelligenza porta i suoi frutti solo quando è usata immoralmente, ingiustamente, senza scrupoli. Vedo tutto questo, non in televisione, ma intorno a me, ogni giorno.
Essere buoni è una cosa stupenda sempre e comunque, si ostinano in pochi.
Ti fa smettere di litigare, ti fa ricominciare a parlare a bassa voce. Eppure le persone litigano anche con i buoni, anzi, si ostinano ancora di più, con loro; perchè non ricevono risposta. Si infuriano, montano di rabbia, pretendono un litigio che non avverrà mai, perchè uno che è buono rimane buono per sempre, e niente lo potrà cambiare mai. La bontà è una condizione umana difficile da estirpare. Una maledizione difficile da evitare.

Essere buoni è una cosa stupenda, dice una persona sola, infine.
Lì dietro, con le sopracciglia corrugate, come in due abbozzi di punti interrogativi.
Si alza in piedi e continua, forse è l'ultima cosa che dirà, ad alta voce. Forse non parlerà mai più, sovrastato dalle parole degli altri, occluso dalle emozioni della massa.
Dice:
Essere buoni è una cosa stupenda, e basta.

Perchè anche dopo tutto questo, anche dopo tutta la sofferenza del mondo, anche dopo uno schiaffo, dopo un dolore atroce, anche dopo questo, la bontà ti fa sorridere.

Quando gli altri, invece, piangerebbero.

26 ottobre 2006

The better today

In the cold light of morning, while everyone is yawning, you're high.

Mattina di una giornata qualunque. Anzi, neanche tanto qualunque: di quei giorni pieni di stress, e roba simile. Ma tu apri gli occhi e non sai perchè, ma sei felice.
Sono fottutamente impazzito: vedo cose che non ci stanno, allucinatory dreams, soprattutto questa marcia di persone assurde che avanza verso di me, ma perchè dovrebbe esserci una cosa del genere, io sono in camera mia, è mattina, e non ho la febbre, eppure c'è, è un gruppo immenso, sono tantissimi, c'è di tutto lì in mezzo, e marciano al ritmo dei Sigur Ros, Untitled nr. 4, riconosco per primo Chris Martin in mezzo alla calca, come al solito parla del mondo e dei mondi, accanto a lui vedo Scarlett Joahnssonn che lo ascolta , ma cosa ci farà mai Scarlett vicino a Chris, poi ecco, lì vicino, quella mia compagna delle medie simpaticissima, come si chiamava cazzo, ma mi sta salutando, sì, saluta proprio me, guardala, fuma, se penso che l'ultima volta che l'ho vista mangiava i flauti mulino bianco, cavolo quanto tempo, ma subito accanto al ei, cos'è quella roba informe che ha addosso, ma certo come ho fatto a non riconoscerlo, è Chopin, poverino in fatto di abbigliamento è rimasto un po' indietro, ma non ci formalizziamo, perchè anche lui mi saluta, cazzo, Chopin mi saluta, e accanto a lui vedo un animato Philip Glass, sembrano discutere, i due, capisci, Chopin e Glass che discutono, sento Glass dire "tu sei stato l'ultimo", e a me sembra tutto il massimo, se non fosse che dietro ai due riconosco tutte le persone che conosco all'università, che mi sorridono, ma 'cazzo vi ridete anche voi, io sono in camera e mi sta succedendo questo, e voi ridete?, guarda te, e lì in mezzo tutti i miei amici, i miei nemici, tutti gli innamoramenti, gli odii, ci sono proprio tutti, se non fosse che finisce la marcia di sottofondo e sento gli applausi di tutti, mi giro e vedo che i Sigur Ros stanno per davvero lì a suonare, non era registrato, proprio sopra c'è un maxischermo con una partita dell'italia, ma a nessuno frega niente, vogliono tutti ascoltare i Sigur Ros, e io mi sento compreso, e ultimamente è così difficile sentirsi capiti, ed ecco che mi si avvicina uno, mi vuole parlare, e sarebbe tutto normale se non fosse che è Giulio Cesare, proprio con la toga, sì, con la toga cazzo, e si giustifica, sa che io l'ho sempre odiato, che secondo me è il primo vero tiranno della storia, ma lui si giustifica con me, si scusa per il male che ha fatto al pianeta, mi sembra un tesserato di GreenPeace, e la cosa sorprendente è che in tutto questo marasma io non mi scompongo, non mi sconvolgo, è tutto normale, anche Jude Law in lontananza è normale, lo becco che palpa le chiappe alla donna delle pulizie, recidivo il tipetto eh?, e poi quel pianista bravissimo del conservatorio, che però era così odioso, e Britney Spears, lei proprio non la capisco, se posso dire di aver capito gli altri, beh, lei non la capisco davvero, e alla fine dietro a tutti vedo un piccolo gruppo distaccato di gente, sono i più importanti, credo, vedo Thom Yorke, e anche mio fratello, le mie sorelle, i miei migliori amici, i miei preferiti del mondo, ci sono tutti, tutte le persone che amo, che apprezzo, che desidero, che stimo, e vedo che il piccolo gruppo non è così piccolo, perchè in fondo sono una persona positiva, che vede il giusto nel giusto, e il bello nel bello, e cazzo di bello ce n'è a non finire, e lì in mezzo sento qualcuno che canta, non capisco chi è, in realtà non è nessuno e sono tutti, ma lo sento, è una canzone bellissima.
E' una canzone d'amore.
Basta così.

23 ottobre 2006

trecentosessantagradi


Eccola tra noi; la chiamano "il futuro".
Come il walkman, come l'iPod, come il cellulare, come internet. Come il tostapane, cristo.
Ecco a voi "il futuro" .
E' una televisione da indossare, copre la testa, la mente, le emozioni; 360 gradi tutt'intorno, per avere Costanzo fino dentro il cuore, per sentire la Ventura pulsare nelle vene, per vivere la cronaca nera dei TG come fosse un poliziesco.
Inorridirete, immagino.
Eppure...
La leggenda vuole che quando il fondatore della Sony, tale Akio Morita, inventò il Walkman, nel lontano 1979, i suoi collaboratori considerarono il progetto una follia, un disastro annunciato, un prodotto morto ancora prima di nascere. Quando mai la gente avrebbe comprato uno strumento che fa ascoltare la musica ad una persona sola? Chi mai sarebbe stato così pazzo, o asociale, o solo? Furono così convincenti, i signori collaboratori, che il primo modello di Walkman uscì con ben due uscite cuffie, che sinceramente, visto oggi, sembra solo un modo ipocrita per nascondere un delitto ormai compiuto.
Arriviamo ad oggi, ed ecco comparire la televisione infernale; subito le voci, previste e prevedibili. Ma chi mai si comprerà un oggetto che divide in questo modo, chi mai vorrà vedere la televisione da solo, chi mai è così triste, solitario, asociale?
Eppure...
A questo punto, la parabola dell'uomo è evidente: il "Futuro", quello vero, con la F maiuscola e senza un logo sotto, senza una marca o una pubblicità, è ben diverso. E' quello della distanza; è quello dei non luoghi, del virtuale, e della virtualizzazione del reale.
Il Futuro è quello che ci fa stringere i denti per una semplice conversazione, quello che ci fa tremare al pensiero di una carezza, e ci fa sobbalzare al ricordo di un bacio, Dio, quanto tempo, Dio, quanto contatto, Dio, quanto erano vicine, quelle labbra di chissacchì. Il Futuro ci allontana, perchè tra i messaggi sottopelle, e i sorrisi via webcam, è sempre più difficile sopportare altri due occhi contro i nostri, in quella lotta faticosa, confusa, stupenda, che è uno sguardo.

Il "futuro" è arrivato, ci dicono i giornali, ed è una sfera di metallo.
Entreranno, almeno due teste, per difendersi a vicenda?

Cristo Crasto

Compleanni, conoscenze inaspettate, caffè caffè caffè, conversazioni interessanti, casualità, colazioni leggere e colazioni pesanti, cd nuovi, curiosità, consigli ricevuti, corse in macchina, cene promesse e cene rimandate, canzoni a squarciagola, corsi universitari incomprensibili, cadute di stile, coldplay a sorpresa, ceroni orribili, cantautori e cantanti, crostate, confessioni imbarazzanti, commozioni cerebrali, contributi speciali, computer nuovi e computer troppo vecchi, cristi nei quadri, coglioni frantumati, cuscini vuoti, controllori dei parcheggi li mortacci loro, capitoli iniziati e capitoli finiti, compiti troppo difficili da affrontare, cd vecchi, composizioni, compagnia piacevole, chiusura di rapporti, cuori sacri, camminate in periferia, camminate in centro, concerti passati e concerti futuri, capelli schifosi che non sono i tuoi, consigli dati, camper desiderate così tanto, cenoni di famiglia, citrosodine, caldo quando è freddo, coraggio, cambiamenti, caffè, caffè e ancora caffè.

Ma soprattutto, confusione.
Cazzo.

Quante "c", in questa settimana.