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14 settembre 2008

Foster Wallace

Lo scrittore americano David Foster Wallace è stato trovato morto impiccato dalla moglie nella sua abitazione di Claremont, in California, alle 21.30 del 12 settembre 2008.
Questo è quello che lui stesso scriveva, nel suo capolavoro assoluto, Infinite Jest.

"La persona che ha una così detta depressione psicotica e cerca di uccidersi, non lo fa aperte le virgolette "per sfiducia" o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l'invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un'occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l'altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano in su e urlano "No!" e "Aspetta!" riesce a capire il salto. Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta."






Mi fermo un momento per lui, in un istante di immenso cordoglio.

29 dicembre 2007

Il meglio che possa capitarti

"Per una volta in vita tua ti conviene ascoltarmi, perchè non lo ripeterò due volte. A me non interessa il tuo mondo e non mi interessa la tua gente. Può darsi che di tanto in tanto mi affezioni a qualcuno, ma è quasi sempre come se mi affezionassi a una tartaruga d'acqua: la guardi che prende il sole sulla terrazza, ma non ti senti legato a lei, mi segui? Io non ho bisogno di nessuno, tu invece sì: ti serve un pubblico che ti ammiri, specchi che riflettano le varie sfaccettature della tua grandezza: moglie, figli, amante, genitori, amici, clienti, dipendenti, e giaggiare in prima classe, vincere trofei, suonare Debussy, guidare una Lotus, soddisfare sessualmente le donne. Io no. E lo sai perchè? Perchè l'unica forma d'ammirazione che la maggior parte della gente conosce è una specie di velata invidia, e io non voglio essere invidiato: mi fa schifo, mi scoccia, lo capisci? E ti dirò di più: è anche possibile che per un certo periodo io sia stato malato davvero: malato di solitudine, come il Brutto Anatroccolo, o come un uomo di Neandertal ritto e imberbe in un mondo di uomini di Cro-Magnon; così malato che ho persino deciso di esplorare il resto del pianeta per cercare altri cigni. Ma ho scoperto che i cigni non esistono, o al massimo ce ne sono uno o due su ogni cento anatre, qui come a Giacarta. E' stata dura da accettare, ma alla fien mi sono abituato all'idea. Da allora preferisco isolarmi da questo mondo che avete inventato così male. Cosa suggerisci? Sostituire la birra con la palestra? La mia filosofia con una macchina di lusso? Le puttane con una moglie alla quale interesso solo perchè posso darle dei figli e un'amante che mi fa un pompino ogni tanto, giusto per consolarmi? Grazie tanto, ma sono fatto alla mia maniera, mi godo la vita come mi pare. Questo, sappilo, è già molto di più di quello che la maggior parte della gente potrebbe dire di sè."

[P. Tusset, Il meglio che possa capitare a una brioche]

08 dicembre 2007

Del perchè sei più di quello che sei.

C'era una volta un villaggio di creature che vivevano nel fondo di un gran fiume di cristallo. La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto della propria essenza di cristallo.
Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto del fiume, poiché avvinghiarsi era il loro modo di vivere, e opporre resistenza alla corrente era ciò che ognuna di esse aveva imparato sin dalla nascita.
Ma finalmente una delle creature disse "Sono stanca di avvinghiarmi, poiché, anche se non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi morirò di noia".
Le altre creature risero e dissero "Sciocca! Lasciati andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce e morirai più rapidamente che per la noia".
Quella però non dette loro ascolto e tratto un respiro si lasciò andare e subito venne fatta rotolare dalla corrente e frantumata contro le rocce.
Ciò nonostante dopo qualche tempo, poiché la creatura si rifiutava di tornare ad avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo liberandola, ed essa non fu più contusa né indolenzita.
E le creature più a valle nel fiume, per le quali era un' estranea, gridarono "Guardate! Un miracolo! Una creatura come noi, eppure vola! Guardate il Messia, venuto a salvarci tutte!"
E la creatura trascinata dalla corrente disse "Io non sono un Messia più di voi. Il fiume si compiace di sollevarci e liberarci, se soltanto osiamo lasciarci andare. La nostra missione vera è questo viaggio, questa avventura".
Ma le altre gridarono più che mai "Salvatore", sempre avvinghiandosi nel frattempo alle rocce, e, quando tornarono a guardare, il Messia era scomparso.
Ed esse rimasero sole a intessere leggende su un Salvatore.

29 settembre 2007

I Movimenti Remoti

"Chi volesse sapere qualcosa di me, non venga qui; vada nella città tale, la via tale e chieda degli abiti del tale, magari soltanto per vederli, li appenda, così come sono, metta il fazzoletto nella tasca sinistra dei calzoni, faccia il nodo alla cravatta meglio che può e così si guardi attorno, guardi quelli che gli stanno attorno, e troverà di me tutto ciò che vorrà, vita, morte, miracoli. Ma non venga qui, non venga qui, qui non si suona nessun campanello, non si può chiedere di nessuno perchè nessuno abita, non ci sono abiti e allora cosa troverebbe?
L'indifferenza che può emanare una casa inabitata da lungo tempo, senza una strada, dei tram, soltanto erba, papaveri, camomilla, api, mosconi.
E se volesse proprio venire, non venga per vedere qualcosa di me, ma si porti un libro e si segga qui, a leggere.
Temo però che non ci resterà molto tempo.
Sembra ci sia qualcosa, qui, che non fa restare nessuno."





"Vi sono casi in cui qualcuno di noi
intuita la propria figurazione
nelle calcinose urne di un sotterraneo
la scrolla dalle fragili giunture
finchè i devoti atteggiamenti
non ricadano, sconvolti,
nell'umida cavità.
Oppure,
staccata dal lucido cranio l'irta capigliatura
se la pone addosso
come un'agitata parrucca.

Ma poi riprendiamo in crescendo,
vagante compagine,
le canore abitudini."

02 aprile 2007

Correndo con le forbici in mano

"Non posso fare lo scrittere - dissi. - Non so neanche scrivere. Tutto quello che faccio è scribacchiare delle cose su dei quaderni. Non so neanche cosa è un verbo o come si batte a macchina. E non leggo mai. Bisogna leggere roba tipo Hemingway per diventare uno scrittore."
"Non c'è bisogno di leggere Hemingway, è solo un vecchio grasso e ubriacone - disse. - Devi solo prendere appunti. Come stai già facendo."
"Bè, non so. Probabilmente finirò a fare il prostituto."
"Non puoi farlo - rise. - Hai il culo troppo secco."
"Ah, ah. Se solo avessi il tuo culo."
"Se avessi il mio sedere, potresti dominare il mondo."
"E tu che mi dici? Cosa vuoi fare da grande?"
"Forse la psicologo oppure la cantante."
"Psicologa o cantante? - dissi puntiglioso. - E' praticamente la stessa cosa."
"Sta' zitto - disse, dandomi una botta sul braccio. - Posso permettermi di essere due cose. Se tu puoi fare lo scrittore ed essere tanti personaggi diversi, allora io come minimo, devo poter essere due cose."
"Dovresti provarci, Natalie. Allo Smith ti prenderebbero di sicuro. Sarebbero fortunati ad averti, sai."
"Oh, non so. Non è così facile."
"E' per questo che devi farlo" dissi.
"Anche tu."
Natalie si allungò in avanti e appoggiò i gomiti sul tavolo.
"Non ti senti mai come se stessimo rincorrendo qualcosa? Qualcosa più grande di noi. Non so, qualcosa che possiamo vedere soltanto io e te. Come se stessijmo sempre correndo, correndo, correndo ancora?"
"Già - dissi. Stiamo correndo eccome. Correndo, con le forbici in mano."


A. Burroughs

28 novembre 2006

Microcuts

“Due non è il doppio ma il contrario di uno,
della sua solitudine.

Due è alleanza,
filo doppio che non è spezzato.”

19 novembre 2006

Caos Calmo

" - Claudia! - grido, e lei si ferma. Le faccio cenno di tornare indietro, e lei viene. Anche la sua amica Benedetta si è fermata, ma non la segue, mentre la madre, Barbara, mi fissa, e io le sorrido. Ed eccola qui, Claudia, con l'aria interrogativa di chi si aspetta chissà cosa. Perchè l'ho richiamata? Mi chino e le do un bacio in fronte, ma è evidente che non è abbastanza per giustificare il mio impulso. Perchè l'ho richiamata?
- Io ieri sono rimasto davvero tutto il giorno qui fuori, stellina - mi sento sussurrarle.
Lei sgrana gli occhi
Già. Ma nemmeno questo è abbastanza. Il magone non si è sciolto.
- E sai una cosa? - aggiungo - Ci resterò anche oggi. Tutta la giornata. Fino a quando esci. Qua fuori.
Ora è abbastanza. Claudia incassa la notizia con eleganza, senza scomporsi, ma la sua espressione è stupita, piacevolmente stupita. Si volta verso la sua amica. Poi torna a guardare me.
Stupita.
- Perciò - riprendo, sempre sottovoce - durante la ricreazione da' un'occhiata fuori dalla finestra. Io sarò lì giù.
Le do un altro bacio in fronte e mi alzo in piedi. Ho letto da qualche parte che i genitori europei, a differenza di quelli americani, non usano mai l'accortezza di chinarsi quando parlano con i loro bambini: non so se è vero, ma comunque sia io l'ho sempre fatto, mi sono sempre chinato per parlare con mia figlia. Mi è sempre venuto spontaneo. Claudia alza il capo e non dice niente, ma mi accarezza la mano in modo così delicato, e languido, e perfetto, che da sola questa carezza vale tutte le parole che non ha detto. Poi si volta e se ne va, raggiungendo Benedetta, per farsi ingoiare insieme a lei dal ventre buio del grande corridoio ormai vuoto.
Ecco fatto. Ecco cosa mi ha svegliato così presto, stamattina; ecco cosa avevo in mente. Restare anche oggi davanti alla scuola. E il magone non c'è più.
Torno alla macchina e chiamo Annalisa, la segretaria, in ufficio. Annalisa, resto anche oggi davanti alla scuola. Pausa. Annulla gli appuntamenti, girami le telefonate sul cellulare, vieni qui a portarmi i documenti da firmare, che è una bellissima giornata. Pausa. Le do l'indirizzo. A dopo. Stop. Che sbigottisca, davvero.
Mi rimetto a guardare in su, la grande finestra al secondo piano, la terza da sinistra. Le nove e cinque. Mi chiedo se Claudia abbia già guardato fuori, senza vedermi perchè ero al bar. ma se non ha visto me deve comunque aver visto la macchina, e appena potrà guarderà di nuovo. Mi sento tranquillo, su questo: Claudia si fida di me. Stavolta gliel'ho detto seriamente, e lei mi ha creduto. Mi guardo attorno, appoggiato alla macchina: il vigile urbano, il pakistano che pulisce i parabrezza, gli uccellini che cinguettano, poche macchine, pochi passanti, due ragazzi che si baciano sulla panchina dei giardinetti. Come ieri, la sorprendente, bucolica tranquillità di questo punto del mondo mi rassicuro, anche se dentro di me continuo a percepire un tumulto, o meglio l'eco di un tumulto: una specie di agitazione lontana ma non lontanissima, come sembrano lontani ma non lontanissimi i rumori del traffico, là sotto, che quassù arrivano attutiti, morbidi, ma arrivano. Caos calmo, penso: come in tutti i genitori ieri pomeriggio all'uscita della scuola, come ogni momento nell'animo di tutti i bambini del mondo. Solo che adesso lo penso per me, per questo stallo che continua a salvarmi dalla sofferenza di cui tutti, tutti quanti mi immaginano preda, e ancora così non è. E' un caos calmo, sì, quello che ho dentro. Un caos calmo.
I due ragazzi sulla panchina continuano a baciarsi, beatamente. A che ora sarà la ricreazione?"

Sandro Veronesi
tratto dal libro più bello dell'anno

11 novembre 2006

come dio comanda

"La volontà di Dio è per noi, poveri peccatori, oscura come la più buia delle notti d'inverno."

Il nuovo libro di Ammaniti, "come dio comanda", è un qualcosa da cui è impossibile trarre una citazione. Le parole formano un ammasso compatto e indivisibile, un'immensa distesa di lettere, omogenea e infida proprio come la triste pianura che è da sfondo al romanzo. La piana, con questi container, le pompe di benzina, il fiume melmoso, assume sembianze così definite da materializzarsi nell'immaginario del lettore, perfetta e nitida nei suoi morbidi tratti nebbiosi: e pretende così un ruolo ambiguo e decisivo, di contenitore di storie, da un lato, ma di primo attore dall'altro. Gli uomini le cose e l'ambiente sono infatti legati da un filo che unisce e amplifica il contatto, da un legame che non distingue tra adulto e bambino, tra baracca e palazzo, tra follia e ingenuità. E in questa palude di eventi e pioggia e giorni e destino, traspare dopo poche pagine l'ineluttabile verità: che il vero protagonista non è un uomo, nè una donna, nè un bambino. Piuttosto è Lui, il Creatore, Dio, che comanda e muove come fossero marionette le anime dannate che popolano la pianura. E certamente non importa se il Signore esista davvero, la sua potenza e la sua gloria sono proprio in questo: la fede, da sola, basta a portare la sua volontà, seppur evinta o immaginata, su questa terra. Ed ecco che perfino la pazzia, in un ossimoro che soltanto una mente geniale poteva partorire, assume un senso ben preciso, un significato, una sua logica del tutto illogica. La morte non spaventa più, se vista in rapporto a questo disegno così preciso: la sua faccia nera, piumata, con il becco aguzzo, è quasi un conforto e una soluzione. Diventa l'unica amica, la sola cosa che possa spezzare i fili degli ordini di Dio.
"come dio comanda" è un libro che scava. I molti livelli di lettura non sono tra le righe o nei capitoli, ma sono dentro di noi, si formano con la lettura: da quello più superficiale del puro godimento letterario, a quello più profondo della comprensione ultima. Il procedere veloce e incalzante della trama assume così le sembianze di un cammino di espiazione, di riflessione, uno spunto che può aiutarci a capire dove sia la via di fuga. Un percorso che ci dica cosa scegliere quando, fermi davanti a un bivio in cui una strada si inerpica nel bosco e l'altra è assalita dalle luci, dovremo infine fare una scelta: perchè il gioco, è più grande di noi.
E laggiù, da qualche parte, potrebbe nascondersi il delirio. Perchè così comanda Dio.

23 ottobre 2006

Cristo Crasto

Compleanni, conoscenze inaspettate, caffè caffè caffè, conversazioni interessanti, casualità, colazioni leggere e colazioni pesanti, cd nuovi, curiosità, consigli ricevuti, corse in macchina, cene promesse e cene rimandate, canzoni a squarciagola, corsi universitari incomprensibili, cadute di stile, coldplay a sorpresa, ceroni orribili, cantautori e cantanti, crostate, confessioni imbarazzanti, commozioni cerebrali, contributi speciali, computer nuovi e computer troppo vecchi, cristi nei quadri, coglioni frantumati, cuscini vuoti, controllori dei parcheggi li mortacci loro, capitoli iniziati e capitoli finiti, compiti troppo difficili da affrontare, cd vecchi, composizioni, compagnia piacevole, chiusura di rapporti, cuori sacri, camminate in periferia, camminate in centro, concerti passati e concerti futuri, capelli schifosi che non sono i tuoi, consigli dati, camper desiderate così tanto, cenoni di famiglia, citrosodine, caldo quando è freddo, coraggio, cambiamenti, caffè, caffè e ancora caffè.

Ma soprattutto, confusione.
Cazzo.

Quante "c", in questa settimana.

17 settembre 2006

Il cammino verso te - parte seconda

Di nuovo, sulle parole.
Ho letto, ormai parecchio tempo fa, Profumo, di Suskind. Devo averne anche parlato in questo marasma di cose che sta diventando il mio vetusto blog. Ma vabbè.
Profumo è un romanzo. Eppure, Profumo è il classico libro che ha tutte le carte in regola per non essere affatto un romanzo. Mi spiego meglio. Leggere Profumo equivale a leggere tante poesie, una dopo l'altra. Tante piccole liriche legate tra loro da una piccolezza sola: magari l'ultima parolina dell'una è la prima della successiva, oppure l'atmosfera che si respira è leggermente simile, oppure, ancora, i personaggi sono gli stessi. Ma rimangono divise, separate: non omogenee tra loro. E di ognuna si può dire ciò che ho detto riguardo la poesia, nel post più in basso: di ognuna di loro, nessuna esclusa, puoi appropriartene come fosse una stanza d'albergo. E quando sei alla fine, ti senti il direttore di un villaggio turistico mica male.
Non è per niente facile scrivere una roba così: perchè vuol dire riuscire dove molti hanno fallito. Vuol dire unire le due soglie del mondo. Le due facce della realtà, il lato della poesia, del sogno, dell'emozione; e quello della prosa, della realtà, della finzione.
Suskind ci è riuscito, e l'osanna che ha ricevuto dal mondo intero ne è prova e conseguenza. Impossibile non resistere allo scorrre dei caratteri nel testo: in alcuni punti si sente dolore, si prova fame, si è assonnati. Nei passi più coinvolgente, giuro di essere riuscito ad assaporare perfino il profumo, quello di cui parla il romanzo; ne avevo chiara la consistenza in testa, ed era qualcosa che non avevo mai sentito, e che non mi apparteneva. Uno che riesce in questo, che butta giù Kant con 250 pagine di romanzo, che ti crea qualcosa di totalmente estraneo, te lo piazza in testa, e ti fa immaginare di possederlo: bhè, cazzo, uno così è davvero raro.
Poi arrivano i problemi. Perchè il 22 settembre, i tipi soliti, fanno uscire il film.
Ora: ritengo già quasi impossibile trarre un film da un romanzo classico, di quelli normali, che se ti parlano di un odore, è uno che hai già sentito, tipo la cacca di mucca, o il ciambellone. Già lo ritengo improbabile, se non altro. Ma trarre un film da Profumo di Suskind? Stiamo scherzando?
Non oso immaginare a cosa sia potuto venire fuori: il film, lo vedrò, per curiosità più che altro. Perchè forse sarà un bel film, cambiandogli titolo, ed eliminando le tracce della sua derivazione. Ma una cosa bisogna davvero che i tipi soliti me la spieghino.
Perchè ho visto il solito ragazzino fighetto, come protagonista, quando Grenouille, invece, è storpio e brutto?
Magie del trucco Hollywoodiano?

16 settembre 2006

Il cammino verso te

La poesia è roba difficile, cazzo.
Voglio dire, con un romanzo la strada è tutta in discesa. Prendi quello che vuoi dire, lo piazzi in testa a qualcuno, lo muovi, gli dai un contorno credibile, lo allunghi per 200 pagine, e la formulina magica da i suoi porchi risultati.
Ma la poesia è diversa. Devi raccontare un mondo, una vita, una trama, un'esperienza, in quelle poche righe: e dare al tutto una forma musicale. Le emozioni non le esprimi più descrivendole: le fai provare direttamente al lettore, con le sillabe, con le consonanti, con i dittonghi. Le parole devono provocare sensualità, o paura, o amore, o delusione. Non te la cavi più con un bel paragrafo introduttivo, nel descrivere la rabbia del protagonista: ti sono concessi due aggettivi, non di più.
E' per questo che ci sono tantissimi autori famosi di romanzi, e così pochi autori famosi di poesia. Nel senso: di poeti è pieno il mondo. Ma chiedi a qualcuno di citare tutti i poeti che conosce: arriverà nemmeno a dieci.
Poi c'è quello che ci riesce. Che tu lo leggi, e già al secondo verso sei dentro al mopndo che ha creato e sei in grado di muovertici con disinvoltura. C'è quello che ti fa soffrire, o magari ti fa ridere. Non è facile, anzi. Ci vuole un'arte che hanno avuto in pochi, nella storia. Quei pochi che sono riusciti a trasportare perfino me, l'anti-poesia per eccellenza, il "solo prosa per favore".
Ho fatto un esperimento. Ho letto questa poesia, e subito dopo l'ho riletta di nuovo. Come mobili di una casa in cui sei già entrato, ma che ancora non è tua, alla seconda lettura le parole sembravano più normali, più accomodanti, ma erano ancora piene di quell'odore che senti solamente nelle case degli altri. Una cosa incredibile, a pensarci bene.
Che ti fa quasi male.


Fuggendo da te mi sono dato ad amici e vino,
perché dei tuoi occhi oscuri avevo paura,
e nelle braccia dell’amante, ed ascoltando il liuto
ti dimenticai, io tuo figlio infedele.

Tu però in silenzio mi seguivi,
ed eri nel vino che bevevo
disperato ,
ed eri nel calore delle mie notti d’amore,
ed eri anche nello scherno che ti rivolgevo.

Ora rinfreschi le mie membra sfinite
e hai accolto nel tuo grembo il mio capo,
ora che dai miei viaggi son tornato:
tutto il mio vagare era un cammino verso te.

Herman Hesse - Alla Malinconia

22 agosto 2006

Ode a Harry Potter

Era il 1998. Ricordo il freddo, doveva essere inverno, forse novembre, o dicembre. Ero a fare il mio solito giro da Feltrinelli, quello a Piazza della Repubblica; avevo 15 anni, abbastanza grande da vagare nel reparto narrativa, ma ancora piccolo da potermi permettere qualche minuto a fantasticare nel grosso stanzone con i libri per bambini. Sollevo un libro che mi incuriosisce, dimensioni un po' esagerate per un libro per bambini. "Harry Potter e la Camera dei Segreti", si chiamava: accanto, c'era "La Pietra Filosofale". Quasi per caso, forse per la noia, forse per la mancanza di altri libri interessanti, li prendo entrambi. Arrivato a casa inizio a leggerli, vengo immediatamente colpito dalla complessità della trama, dalle atmosfere così bambinesche ma così... fantasy allo stesso tempo. Li divoro entrambi e scopro con stupore che ne dovranno uscire altri, che non è finita lì, che la storia continuerà, chissà quando. In giro si comincia a parlare della cosa, c'è chi dice che probabilmente altri libri non ne usciranno mai, che la cosa finirà lì, chi si legge dei mattoni tanti per bambini?. La mania era alle porte, invece. Io l'avevo anticipata per caso, di qualche mese. Scopro che le classifiche sono già impazzite, che i due volumi sono in vetta alle vendite dei libri per bambini, la cosa si fa sempre più strana. Passano i mesi e quasi mi dimentico, fino all'ottobre successivo. Stavolta sono alla MEL, e l'atmosfera è strana. I libri per bambini sono al piano di sotto, quello grande è riservato ai romanzi, alla narrativa, agli adulti: eppure dal soffitto pendono grandi cartelli pubblicitari. C'è Harry Potter su un bestione alato. C'è il terzo volume. C'è il delirio mediatico. Il volume è in testa alle vendite. Non dei libri per bambini: dei libri, tutti. Ricordo le voci, allora: "Durerà poco. Finirà presto. Andrà a sparire, come il tamagotchi". Nel 2004, 5 anni e due Harry Potter dopo, la saga ha venduto in totale più di 270 milioni di copie, un successo senza precedenti nella storia dell'editoria. Altre voci: "Non può durare, sono solamente libri per bambini, ecco, ora c'è il Codice da Vinci e nessuno si ricorderà più del tipo strano con la cicatrice in fronte". Passa un anno e in inghilterra esce il sesto volume. Il Times scrive: "Harry Potter e il Principe Mezzo Sangue ha venduto in un solo giorno più del Codice da Vinci in un intero anno". 10 milioni di libri, in meno di 24 ore. Roba che il libro più venduto di Clive Cussler ne ha venduti in totale 11, di milioni. In Italia il libro esce a inizio 2006, e le librerie sono aperte di notte, per attendere l'evento. Perchè di evento si tratta. Entri in libreria con il tuo buono prenotazione, vai alla cassa e ne esci con un libro enorme in mano con la commessa che ti sorride melliflua, e tu capisci che lei lo ha già letto, bastarda: in giro la gente lo legge ovunque. In metro, sull'autobus, sulle panchine. Agosto 2006, oggi. Tra un anno uscirà l'ultimo capitolo. Il successo è durato, e anzi è lievitato fino a livelli impensabili prima. L'uscita del settimo e conclusivo libro produrrà probabili oscillazioni in borsa, aperture straordinarie, eventi e organizzazioni incredibili. La scrittrice in un comunicato fa sapere in giro che l'ultimo capitolo è già scritto da anni, in una cassaforte: un tesoro dal valore economico inestimabile. Una macchina da soldi.

Però è bello pensare che per una volta, non ci sia bisogno di sesso o di sparatorie per vendere , è bello pensare a bambini che leggono perchè vogliono farlo, è bello pensare ad adulti che parlano con i loro figli, soddisfatti finalmente di poter comunicargli qualcosa di interessante anche per loro, è bello pensare che 300 milioni di libri hanno forse dato un sorriso in più a tanti. Io sono un pro-Harry Potter. Di quei 300 milioni, in casa mia ce n'è sono solamente 6. Sono bastati.

30 giugno 2006

Troppi Paradisi

"Sono l'Occidente perchè odio le emergenze, e ho fatto della comodità il mio dio.
Sono l'Occidente perchè detesto i bambini e il futuro non mi interessa.
Sono l'Occidente perchè godo di un tale benessere che posso occuparmi di sciocchezze, e posso chiamare sciocchezze le forze oscure che non controllo.

Sono l'Occidente, perchè il Terrore sono gli altri."

08 gennaio 2006

Harry Potter e il Principe Mezzosangue


E' finito anche questo, in un attimo, come sempre.

Tutti e sei i finali della saga di Harry Potter spiegano, da soli, il successo planetario che i libri hanno ovunque: leggere quelle ultime dieci-venti pagine è una soddisfazione rara, si trovano finalmente mille risposte e si aprono però mille altre domande, la lettura provoca emozioni non frequenti tra i libri per bambini.
Io sono un lettore accanito: leggo molto e leggo di tutto. Eppure, da quando ho "scoperto" questa deliziosa saga, regolarmente ad ogni uscita di un Harry Potter fermo tutto il resto: smetto di leggere cosa stavo leggendo, e in un attimo, tutto d'un fiato, divoro l'ultima creazione del maghetto, spesso passando giornate intere a leggere senza fare nient'altro.
Così è successo anche questa volta, la sesta ormai. Il libro è bellissimo, stupefacente, incredibile. E poi aggiungo: è come tutti gli altri. Sì perchè la creatura Harry Potter non è una serie di libri, è piuttosto un unico grande racconto spezzato in parti, in cui tutto torna e niente è lasciato al caso. E' bellissimo leggere il sesto libro ed avere finalmente chiare molte cose accadute nel secondo: bellissimo sì, ed incredibile pensando a quanti anni separano la scrittura dei due, a quante cose dovevano essere già chiare all'autrice scrivendo i primi capitoli della saga. Il Principe Mezzosangue è senza dubbio il più "adulto" dei libri di Harry Potter. Come i protagonisti, anche i libri, la scrittura, gli avvenimenti crescono con loro. Ma proprio per questo è forse il più angosciante ed emozionante. Succedono un'infinità di cose nelle 600 pagine di romanzo, cose nuove e assolutamente imprevedibili. Mai un anno ad Hogwarts era finito con così tanti interrogativi aperti, con così tante cose in sospeso, con così tanta voglia di sapere come finirà tutto.

Lo ammetto, sono anche io un drogato di Harry Potter. Ma non posso farci niente: mi piace e basta, è un crimine?
Se non lo avete mai fatto però, vi chiedo di provare a leggerlo.
Vi ricrederete su qualsiasi pregiudizio.
Giuro.

17 dicembre 2005

"Ormai abbiamo cagato su tutto"

Ieri sera concerto fighissimo, il Michel Portal trio con guest Louis Sclavis, per intenderci due dei più grandi clarinettisti Jazz del mondo visti praticamente gratis... E c'era pure poca gente!
Comunque, concerto bellissimo, e peccato per la gente relativamente poca ma del resto non è cosa nuova...
Domani Franz Ferdinand, per dare un senso a questa settimana un po' insensata: ora che ho finito gli esami non riesco bene a organizzarmi, va a finire che perdo un casino di tempo in stronzate. Ho passato il 90 % degli ultimi giorni a fare regali di natale, va detto che ieri sono stato al mercatino di Emergency ed era TROPPO BELLO, a parte gli oggettini, quasi tutti etnici di quelli che mi fanno impazzire, ideali per mille regali carinissimi, ma poi i ragazzi che erano lì a vendere erano simpaticissimi, abbiamo pure fatto amicizia con una tipa troppo divertente, ubriachissima fino al midollo... Insomma se vi trovate nei dintorni di campo dei fiori andateci, ne vale la pena...
Libri... Raramente scrivo commenti ai libri prima di finirli, ma il caso in questione ne vale davvero la pena... Da lettore accanito com'ero non potevo alla mia età non aver ancora letto un libro del genere, ormai cult. E quindi... "Il Profumo" di Suskind, è un capolavoro, poetico, visionario e assurdo, scritto con intelligenza e originalità. Intensissimo il personaggio principale: Suskind ha creato un mostro, un essere privo di etica ma nè buono nè cattivo. Ecco, questa è una delle cose che mi piace di più: nel libro, non ci sono i buoni, o i cattivi. Non c'è giudizio sulle azioni di lui o degli altri. E lui non fa del bene, nè del male: semplicemente, esiste. Da divorare.
Ora vi saluto, from outer space:

fK

04 dicembre 2005

Tempi oscuri in arrivo

Harry Potter e il calice di fuoco.
Madonna.

Ebbene sì, sono uno di loro. Sono uno di quelli che non vede l'ora di avere tra le mani Il Principe Mezzosangue, il 6 gennaio, sono uno di quelli che ha fatto la fila per comprarsi Il Calice di Fuoco, insomma chiamatemi sfigato, fan, triste, pazzo, adolescente, lettore o come vi pare.
Harry Potter mi fa impazzire.
Ieri sera così è con non poche aspettative che sono andato al cinema a vedere il quarto film della serie. Bisogna dire che i precedenti erano stati abbastanza deludenti, niente a che vedere con il libro, storia impappinata e compressa per rientrare nei tempi da cinema, insomma il risultato dei capitoli precedenti era stato quasi sempre un pasticcio confuso di avvenimenti, la cui unica salvezza era di basarsi su una trama dalla creatività singolare. Considerando la mole del quarto volume perciò, pensavo che la riuscita sarebbe stata ancora peggiore.
Mi sbagliavo: HP e il calice di fuoco, è stupendo.
Finalmente il regista (Mike newell, quello di 4 matrimoni e un funerale) ha capito che per trasporre un'opera complessa e visionaria come un libro della Rowling, l'unico modo possibile è discostarsi da essa il più possibile, e soprattutto: tagliare. Il film è fluido, scorre piacevolmente, si sofferma sugli avvenimenti senza sconvolgere tutto ogni secondo (come succedeva invece nel terzo episodio). Gli effetti visivi sono splendidi, il vascello che entra nell'acqua, il carro volante trainato dai cavalli, le sirene, il combattimento con il drago... Unica nota dolente, in un film comunque godibilissimo, è forse l'interpretazione degli attori, poco credibili nelle vesti di quattordicenni sfigati. Hermione Granger scende dalla scalinata come una valletta di Sanremo, e piange con davvero poca naturalezza scenica. Del resto ormai quelli sono e non si possono cambiare: ma ricordano davvero poco il male-assortito trio dei romanzi originali.
Incomprensibile la presenza di un irriconoscibile Ralph Fiennes nella parte del cattivissimo e sfigurato Lord Voldemort; ci fossi stato io sarebbe stato lo stesso, sommerso di trucco ed effetti com'era. Ma comunque.
Insomma aspettiamo ora il quinto episodio, il libro è stupendo, vedremo cosa saranno capaci di fare nel film: ricordatevi però che i libri sono meglio, e se il 6 gennaio la befana non sapesse proprio cosa portarvi...

03 dicembre 2005

b






Nel cuore di ogni grande rivolgimento,

vivono legioni di uomini miti.
E per essi è imperscrutabile la via della salvezza.





22 novembre 2005

Recensione recintata: "Questa Storia", di AB

Prima di scrivere una recensione degna di questo nome ho aspettato un po'. L'entusiasmo iniziale è causato come sempre dalla novità, e bisognava che svanisse un pochino per avere le idee veramente chiare, credo. Ho deciso di scrivere la cosa sotto forma di una serie di confutazioni, più o meno condivisibili e del tutto personali, riguardo i soliti attacchi che vengono fatti a Baricco. Poi, ultima cosa prima di iniziare, una precisazione. L'autore di quanto state leggendo, precisando di non essere sotto effetto di sostanze stupefacenti, e giurando sulla Bibbia, sul Corano e sulla biografia di Britney Spears, dichiara di NON essere affatto oggettivo. Chi scrive è un fan accanito di Baricco, ha letto tutto ciò che ha scritto, ha il suo autografo orgogliosamente conservato da anni, ha seguito lo scrittore in quasi tutti i suoi spettacoli e pensa che Baricco sia più intelligente di Newton e più bello di Monica Bellucci. Oh.
Ho esagerato? Iniziamo.
CONFUTAZIONE 1: "Questa Storia" è soltanto un'operazione commerciale.
Che dire? Niente di più falso, ovviamente. Prima di tutto la frase viene per il 95% delle volte da persone che di Baricco non hanno letto neanche una virgola: basare il giudizio su un'autore soltanto sul fatto che questi sia famoso o meno mi sembra ridicolo, in tutti i casi. Inoltre AB naviga nell'oro, e i più credevano non avrebbe più scritto ma si sarebbe dedicato ad altro. Il fatto che invece abbia scritto ancora, nonostante non abbia di certo bisogno di soldi, significa che aveva invece qualcos'altro da dire.
CONFUTAZIONE 2: "Questa Storia" è un libro fine a sè stesso.
Se bisogna trovare un difetto a "QS" (e ne ha, senza dubbio per carità), il più evidente è secondo me la vastità dei temi trattati. Il libro vuole dire, e vuole dire tanto: ed è questo il suo fine ultimo; dire che un romanzo è fine a sè stesso è come dire che ascoltare musica è inutile. L'arte è bella anche per questo.
CONFUTAZIONE 3: "Questa Storia" inneggia alla guerra.
Già vedo gli occhi famelici dei critici utilizzare spudoratamente le citazioni sulla "fratellanza bellica" per stroncare il romanzo. Ma se così fanno, non hanno capito nulla; la ferocia e la brutalità con cui sono descritte certe azioni di guerra nel libro basta a confutare qualsiasi idea del genere, per non parlare del senso di dolore e estraneità che permea quelle pagine. Direi anzi che Baricco è impietoso anche quando invece potrebbe esserlo. Poi.
CONFUTAZIONE 4: "Questa Storia" parla troppo di automobili.
Se si legge questo libro come un manuale di aromaterapia allora sì, il romanzo parla troppo di automobili. Ma basta scendere appena un po' più in basso per vedere che di automobili nel testo non ce n'è neanche l'ombra: i motori sono solo un pretesto per parlare di qualcosa di più, e le ultime pagine (fate almeno lo sforzo di arrivarci, cazzo) condensano la parabola di una vita in un'immagine di una poesia unica, quasi perfetta.
CONFUTAZIONE 5: "Questa Storia" è troppo retorico.
Mi sono stufato di fare il difensore dello stile di Baricco, mi capita troppo spesso ultimamente. Questa confutatevela da soli, come compito a casa. Poi vi interrogo, sa?
CONFUTAZIONE 6: "Questa Storia" è assolutamente inverosimile.
Anche la Bibbia lo è, per quel che mi riguarda.
CONFUTAZIONE 7: "Questa Storia" è troppo frammentario.
Forse, e questo punto è un po' difficile da confutare. Del resto niente è perfetto, no? Va detto però che è proprio nello spezzettare le vicende e mescolare tutto come un puzzle che si ritrova lo stile del miglior Baricco. "QS" non sarebbe lo stesso raccontato cronologicamente. La prima lettura risulta stregata dai tantissimi "non so cosa è successo prima", i tasselli poi combaciano così perfettamente l'uno con l'altro da lasciare ammaliati. Del resto ho sentito AB parlare di questo libro per la prima volta parecchio di più di due anni fa. E si vede: il romanzo è un bellissimo lavoro sulle parole, sulle frasi, sulle attese, sui gesti perfino. Stupendo.
CONFUTAZIONE 8: Baricco mi fa schifo.
Chi può giudicarvi... Un consiglio?Leggetevi la Bibbia.

26 giugno 2005

Non è andata così.

Alcuni che son morti, gente troppo sensibile per vivere: Sylvia Plath, Van Gogh, Virginia Woolf, Jackson Pollock, Primo Levi, naturalmente Kurt Cobain. Alcuni che son vivi: George W. Bush, Arnold Schwarzenegger, Osama Bin Laden. Mettete una crocetta a fianco delle persone con cui potrebbe piacervi bere qualcosa, e poi guardate quali stanno tra i morti e quali tra i vivi. E... okay, potete anche dire che ho truccato il mazzo, che dalla mia lista dei "vivi" manca un tot di persone che potrebero mandare a monte il discorso, qualche poeta e musicista eccetera. E potete anche aggiungere che Stalin e Hitler non erano il massimo e non sono più fra noi. Ma via, un po' di elasticità: avete capito cosa voglio dire.
Per i sensibili è dura stare in circolazione.

(da "Non Buttiamoci Giù" di Nick Hornby)

10 maggio 2005

L'opera struggente di un formidabile genio

"L'opera struggente di un formidabile genio" è la struggente opera prima di Dave Eggers, scrittore americano che si è imposto con questo libro diventando agli occhi della critica quel formidabile genio del suo stesso titolo.
E' "un libro meraviglioso" (come ha scritto Zadie Smith, che di libri ci capisce...), autobiografico, triste e allegro allo stesso tempo, capace di regalare molte risate e di far riflettere su molte cose, ma soprattutto è un libro che riempe l'anima di auto-critica, ironia, e voglia di non vittimizzarsi mai.
Nella prefazione leggiamo: "...L'autore desidera riconoscere la sua propensione all'esagerazione. E inoltre, la sua propensione a spararle grosse per farsi bello o, il che è anche peggio, per conseguire quello che di volta in volta è il suo scopo. Egli vorrebbe altresì riconoscere di non essere l'unica persona sulla terra ad aver perso i genitori, e tanto meno l'unica persona sulla terra ad aver perso i genitori e ad aver ereditato un fratellino. Egli ci tiene però a precisare che è l'unica persona in tali condizioni ad avere un contratto per un libro...".

Con una premessa simile, come si fa a non andare avanti?