17 settembre 2006

Il cammino verso te - parte seconda

Di nuovo, sulle parole.
Ho letto, ormai parecchio tempo fa, Profumo, di Suskind. Devo averne anche parlato in questo marasma di cose che sta diventando il mio vetusto blog. Ma vabbè.
Profumo è un romanzo. Eppure, Profumo è il classico libro che ha tutte le carte in regola per non essere affatto un romanzo. Mi spiego meglio. Leggere Profumo equivale a leggere tante poesie, una dopo l'altra. Tante piccole liriche legate tra loro da una piccolezza sola: magari l'ultima parolina dell'una è la prima della successiva, oppure l'atmosfera che si respira è leggermente simile, oppure, ancora, i personaggi sono gli stessi. Ma rimangono divise, separate: non omogenee tra loro. E di ognuna si può dire ciò che ho detto riguardo la poesia, nel post più in basso: di ognuna di loro, nessuna esclusa, puoi appropriartene come fosse una stanza d'albergo. E quando sei alla fine, ti senti il direttore di un villaggio turistico mica male.
Non è per niente facile scrivere una roba così: perchè vuol dire riuscire dove molti hanno fallito. Vuol dire unire le due soglie del mondo. Le due facce della realtà, il lato della poesia, del sogno, dell'emozione; e quello della prosa, della realtà, della finzione.
Suskind ci è riuscito, e l'osanna che ha ricevuto dal mondo intero ne è prova e conseguenza. Impossibile non resistere allo scorrre dei caratteri nel testo: in alcuni punti si sente dolore, si prova fame, si è assonnati. Nei passi più coinvolgente, giuro di essere riuscito ad assaporare perfino il profumo, quello di cui parla il romanzo; ne avevo chiara la consistenza in testa, ed era qualcosa che non avevo mai sentito, e che non mi apparteneva. Uno che riesce in questo, che butta giù Kant con 250 pagine di romanzo, che ti crea qualcosa di totalmente estraneo, te lo piazza in testa, e ti fa immaginare di possederlo: bhè, cazzo, uno così è davvero raro.
Poi arrivano i problemi. Perchè il 22 settembre, i tipi soliti, fanno uscire il film.
Ora: ritengo già quasi impossibile trarre un film da un romanzo classico, di quelli normali, che se ti parlano di un odore, è uno che hai già sentito, tipo la cacca di mucca, o il ciambellone. Già lo ritengo improbabile, se non altro. Ma trarre un film da Profumo di Suskind? Stiamo scherzando?
Non oso immaginare a cosa sia potuto venire fuori: il film, lo vedrò, per curiosità più che altro. Perchè forse sarà un bel film, cambiandogli titolo, ed eliminando le tracce della sua derivazione. Ma una cosa bisogna davvero che i tipi soliti me la spieghino.
Perchè ho visto il solito ragazzino fighetto, come protagonista, quando Grenouille, invece, è storpio e brutto?
Magie del trucco Hollywoodiano?

16 settembre 2006

Il cammino verso te

La poesia è roba difficile, cazzo.
Voglio dire, con un romanzo la strada è tutta in discesa. Prendi quello che vuoi dire, lo piazzi in testa a qualcuno, lo muovi, gli dai un contorno credibile, lo allunghi per 200 pagine, e la formulina magica da i suoi porchi risultati.
Ma la poesia è diversa. Devi raccontare un mondo, una vita, una trama, un'esperienza, in quelle poche righe: e dare al tutto una forma musicale. Le emozioni non le esprimi più descrivendole: le fai provare direttamente al lettore, con le sillabe, con le consonanti, con i dittonghi. Le parole devono provocare sensualità, o paura, o amore, o delusione. Non te la cavi più con un bel paragrafo introduttivo, nel descrivere la rabbia del protagonista: ti sono concessi due aggettivi, non di più.
E' per questo che ci sono tantissimi autori famosi di romanzi, e così pochi autori famosi di poesia. Nel senso: di poeti è pieno il mondo. Ma chiedi a qualcuno di citare tutti i poeti che conosce: arriverà nemmeno a dieci.
Poi c'è quello che ci riesce. Che tu lo leggi, e già al secondo verso sei dentro al mopndo che ha creato e sei in grado di muovertici con disinvoltura. C'è quello che ti fa soffrire, o magari ti fa ridere. Non è facile, anzi. Ci vuole un'arte che hanno avuto in pochi, nella storia. Quei pochi che sono riusciti a trasportare perfino me, l'anti-poesia per eccellenza, il "solo prosa per favore".
Ho fatto un esperimento. Ho letto questa poesia, e subito dopo l'ho riletta di nuovo. Come mobili di una casa in cui sei già entrato, ma che ancora non è tua, alla seconda lettura le parole sembravano più normali, più accomodanti, ma erano ancora piene di quell'odore che senti solamente nelle case degli altri. Una cosa incredibile, a pensarci bene.
Che ti fa quasi male.


Fuggendo da te mi sono dato ad amici e vino,
perché dei tuoi occhi oscuri avevo paura,
e nelle braccia dell’amante, ed ascoltando il liuto
ti dimenticai, io tuo figlio infedele.

Tu però in silenzio mi seguivi,
ed eri nel vino che bevevo
disperato ,
ed eri nel calore delle mie notti d’amore,
ed eri anche nello scherno che ti rivolgevo.

Ora rinfreschi le mie membra sfinite
e hai accolto nel tuo grembo il mio capo,
ora che dai miei viaggi son tornato:
tutto il mio vagare era un cammino verso te.

Herman Hesse - Alla Malinconia

15 settembre 2006

365cento

La nuova piccola della Fiat, probabilmente tra le automobili più aspettate nella storia italiana, il remake della 500, farà la sua comparsa nella strada più vicina a te fra esattamente 365 giorni!
Considerando che la mia laurea dovrebbe avvenire (spero!) non moltissimo tempo dopo, tutto questo mi sembra come la prova che il corso del destino è ineluttabile, e inoltre è proprio figo.
Yeah.

13 settembre 2006

The Killers

Un gruppo Indie, che viene da Las Vegas? Fino a un anno e mezzo fa se qualcuno mi avesse fatto questa domanda, avrei probabilmente risposto che "Indie" non vuol dire "Indiano", nè "Indonesiano", nè tantomeno "Indemoniato". Poi, è uscito Hot Fuss, degli oggi famosissimi Killers: ed è cambiato tutto.
I Killers sono il gruppo giusto al momento giusto. Geniali, nella loro meschina originalità. Alla fine cosa puoi dire a dei tipi che hanno preso la rivoluzione degli anni '60, l'hanno mischiata con gli inni generazionali degli anni '70, hanno condito il tutto con i sintetizzatori e il sound degli '80, hanno saltato i '90 perchè hanno capito che in quel periodo o sei i Radiohead, o copi, o fai schifo, e sono arrivati dritti dritti al 2004 con un album denso, originale e pieno di canzoni memorabili.
Poi è arrivato il successo. I concerti in giro. I video su Mtv. Somebody Told Me in discoteca. Insomma, il classico preludio al disastro. Oggi, però, stanno per riprovarci.
Sam's Town, il loro secondo LP, uscirà il 2 ottobre. Ho deciso che per la prima volta da anni ormai, comprerò il disco originale senza (se riesco a resistere) scaricarlo prima: per farvi capire l'aspettativa.
Il singolo, When You Were Young, mi fa semplicemente godere (per citare un bittersweet a caso nella sua estrema finezza): ma si sa, una canzone non dice proprio niente (vedi alla voce "Kasabian - Empire"), il disco è tutta un'altra cosa.
Nel frattempo non posso far altro che aspettare. Scopro oggi che il 18 novembre, al Rolling Stone di Milano, saranno in concerto. Probabilmetne ci andrò: per un gruppo così, il viaggio vale tutto. Tra poco i biglietti sono in vendita. L'attesa è lunga.
Intanto aspetto con trepidazione il loro secondo singolo estratto da questo nuovo Sam's Town; si chiamerà Bones.
No, questa volta non è un'aspettativa di tipo musicale.
E' che il video, lo gira uno dei miei registi preferiti in assoluto. Forse il più grande di tutti. Per la prima volta alle prese con un video musicale.
Come? Ah, non ho detto il nome?

Si chiama Tim Burton.

12 settembre 2006

La tecnica dell'orchestra contemporanea

Oggi, sull'autobus, una scena che mi ha fatto pensare.
Un bambino, avrà avuto 6 anni: come tutti i bambini, si è messo a urlare, a scherzare: ha cominciato a giocare alla guerra con una simpatica signora che si trovava lì vicino. Lascio immaginare i botti, le grida, gli schiamazzi. Tutti nei dintorni eravamo divertiti, affascinati, colpiti da un bambino, tra l'altro molto bello, e così vivace, così pieno di dolcezza.
Tutti sì, tranne una persona: la madre. Che non ha saputo fare altro che rimproverarlo tutto il tempo, trattarlo come un deficiente, come una persona non degna di interesse. L'apice è stato quando il piccolo, in un momento di (troppo) slancio affettivo, ha teso la mano verso la guancia della mamma: e questa, per risposta, non ha saputo far altro che scostarsi, pronunciando le parole "Fermo! Hai le mani sporche!"
Come se i bambini non potessero capire, come se per loro ci fosse un mondo inaccessibile. Quando in realtà, se questo pianeta è qui per un motivo, quel motivo sono loro; non di certo per noi.
Basta un minuto per realizzare che non c'è niente in questa terra che un bambino non potrebbe capire meglio di me. Semplicemente per il fatto che a lui mancano i pregiudizi: e che i pregiudizi non portano da nessuna parte.

Tutto questo mi ha fatto riflettere. Mi ha fatto ricordare. Forse dovremmo fare un piccolo esame di coscienza: guardare i bambini, e sentirci liberi di commuoverci, di pensare a quanto era bello e a quanto era semplice, a quanto le disgrazie erano lontane. Forse dovremmo sentirci in qualche modo giustificati a ricordare tutto questo, e a rimpiangerlo, anche con qualche lacrima, senza pudore. Forse quella madre aveva bisogno di qualcuno che gli sussurrasse nell'orecchio cose dolci: perchè non vedere la bellezza in un essere così piccolo, per di più il proprio figlio, è indice di qualche mancanza, o forse ( probabilmente) di qualche sbaglio. Non basta dire: "facile, mica è tuo figlio, voglio vedere te quando ci convivi, con un bambino così". Non ci casco più. Ormai ho 23 anni, sono in grado di pensare al futuro anch'io.

Voglio un mondo in cui i bambini possono fare la guerra per finta, e in cui i grandi possano far la pace per davvero.


You wear guilt
Like shackles on your feet
Like a halo in reverse
I can feel
The discomfort in your seat
And in your head it's worse

09 settembre 2006

120 seconds to say what I need to say.

Io questo momento me lo immagino così. Punto primo: la musica. Una canzone rilassante, di quelle che non le stai molto a sentire ma sotto sotto ti emozionano, di quelle che quasi ti vergogni un po' ad averle, infati le hai nascoste tra gli mp3, in una cartellina sfigata che conosci solo tu. Dream About Me, di Moby, è un buon esempio. Punto secondo: gli altri. Non mi interessa che ci siano quelli giusti, o quelli fidati, non sono una compagnia di assicurazioni. Voglio la gente che vuole. Semplicemente. Perchè solo così si può essere sinceri: in mezzo a gente sincera. Punto terzo: il posto. Niente case, o luoghi chiusi. Meno che mai quei pub rumorosi, tutti di legno, con la cameriera che ha litigato col ragazzo e deve fartela pagare a tutti i costi. Preferisco il mare; anche Ostia, non chiedo la Sardegna. Mi bastano le onde, e quel sapore in bocca che ti lascia il sale, pronto a ricordarti in ogni momento che quella stessa acqua bagna Los Angeles, e Capo Verde. Poesia liquida, e basta. Punto quarto: l'ora. Niente tramonti, e niente albe. I primi sono così sputtanati che quando li vedi ti ricordi la pubblicità dei rotoloni Regina. Le seconde, quando le vedi sei sempre troppo stanco, e la stanchezza, si sa, non è amica della sincerità. Tra il giorno e la notte, poi, preferisco quest'ultima. Perchè è vero, il sole ti scalda la pelle, e fa sorridere. Ma il buio, cazzo, quello è capace di far piangere, così, quando meno te lo aspetti. Punto quinto: la durata. Poco. Due minuti. Alcune cose sono così semplici e così complicate, che farle durare di più serve soltanto a rovinarle. L'Amore, bhè: è una di queste. Quindi mi basterebbe poco. 120 secondi.
Per dire quello che ho bisogno di dire. Inizierei così, riesco ad immaginare anche questo.

"Io ho ventitre anni. Vedete, in alto, il cielo? Ormai da mesi, di notte, sto lottando con la luna."

01 settembre 2006

I ragazzi che si amano


I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore


Prevert

26 agosto 2006

Nyah

Avete presente Mission Impossible II? Parlo di un momento preciso del film, verso l'inizio, quando compare la strafiga della situazione, con tutto il fascino della cosa, in una mirabolante corsa in macchina stile inseguimento, pieno di ammiccamenti sguardi affascinanti e pericoli mozzafiato, che già solo così stai per avere un orgasmo e ti contieni a fatica, poi ci metti sopra una musica tutta pazzescamente attizzante, di quelle che neanche il silenzio potrebbe accompagnare meglio una scena di sesso, con la chitarra che segue 'sti ritmi mezzi etnici, e tu ti immagini anche tutto sto ballo intorno al fuoco, e intanto davanti c'hai l'inseguimento, e i pericoli, e gli sguardi ammiccanti, e magari al cinema accanto a te c'è tua madre e la cosa diventa terribilmente imbarazzante? Avete presente Il Gladiatore? Parlo di un momento preciso del film, quando lui sta morendo, e immagina il paradiso, e la moglie morta, e tutte 'ste sboronate qua, e da un momento all'altro ti aspetti che spunti da qualche parte la bandiera americana che tanto di anacronismi già ce ne stanno a chili, e già stai sull'orlo del pianto, poi ci metti sopra una musica che più epica non si può, con enya che canta e gli archi e le atmosfere e i cori e i timpani sotto che picchaino come pazzi, e intanto davanti c'hai quello che stira, e la folla in delirio, e le urla, e magari al cinema accanto a te ci stanno i tuoi amici e tu non sai come cazzo fare dall'imbarazzo, "mica sono lacrime sarà l'umidità"? Avete presente The Ring? Parlo di un mometno preciso del film, quando quel cazzo di vecchio sta dentro alla vasca con un ferro da stiro in mano, e poi si fulmina e te già tra un po' crepi, e in quel momento ti spunta 'st'altro stronzo da dietro e la protagonista urla e tu fai un salto degno di Fiona May, poi ci metti sopra una musica tutta a sobbalzi, con sti cazzo di violoncelli che pompano e 'sti ottoni che proprio in quel momento suonano tutti insieme un accordo straziante, e intanto c'hai il cadavere nella vasca, e quello che compare all'improvviso, e quella che urla, e magari al cinema accanto stai con la persona che ami e tipo gli zompi addosso perchè sei terrorizzato e la cosa ti imbarazza assai, simuli un momento di mancanza di affetto ma la realtà è che ti stai cagando in mano?
Dove voglio arrivare? I tre film sopracitati sono accomunati da due cose: la prima, è l'essere abbastanza orripilanti tutti e tre. La seconda, è che le colonne sonore le ha scritte tutte un genio: Hans Zimmer.
Se non sapete chi è Hans Zimmer pensate, oltre ai lavori succitati, a robe tipo Il Codice Da Vinci, Il Re Leone, La Sottile Linea Rossa, L'Ultimo Samurai, The Rock, Twister, King Artur, giusto per citarne alcuni. Sto tipino qua è un genio: perchè ti strappa fuori le emozioni. Pure in un film orribile, dove tu proprio di piangere non ne avresti voglia, o di spaventarti, o di ridere, o di commuoverti, ci mette lo zampino lui e non puoi farci niente, sei preso, catturato, non ne esci. Ed ecco che anche la pubblicità del mulino bianco diventa emozionante (sì è roba sua anche quella), e così via.
Hans Zimmer è da ascoltare e riascoltare. Ce ne sono pochi, come lui.
L'emozione è roba rara, oggigiorno.

23 agosto 2006

Waking Life

"Waking Life" è un film di 5 anni fa, ingiustamente sconosciuto ai più. Quei pochi che lo conoscono, se ne ricordano come del film fatto come dei "cartoni reali", una bellissima tecnica cinematografica nella quale le scene riprese con videocamera digitale, vengono poi ricolorate e trattate al computer fotogramma per fotogramma. L'effetto finale è bellissimo, una sorta di cartone surrealista alla Salvador Dalì. Ma Waking Life è molto di più di un semplice cartone, è un viaggio filosofico nel pensiero, nel sogno, e nelle problematiche dell'esistenza; un viaggio, tra l'altro, riuscito benissimo. In tanti hanno provato a fare film sui sogni, chi in maniera profonda chi in maniera scherzosa, chi riuscendoci egregiamente ("Mulholland Drive"? ) chi fallendo miseramente ("Vanilla Sky"?). Quello che però Richard Linklater è riuscito a fare, è a fare un film sui sogni in cui si parla dei sogni. La trama del film, molto aleatoria, è interpretabile dallo spettatore nei modi più personali. La mia visione è questa: uno dei moltissimi dialoghi nel film parla di quei sei secondi di attività cerebrale successivi alla morte del corpo; in quei pochi secondi, la mente umana sogna interminabili momenti, apparentemente lunghi ore, forse giorni. Il protagonista, successivamente a un incidente stradale, comincia appunto a sognare, e il film si dipana in questi brevi sei secondi di attività onirica. In questo viaggio tra i sogni, in cui il protagonista tenta di svegliarsi senza riuscirci mai, moltissimi personaggi più o meno conosciuti della intelligentia o dello star system americano raccontano la propria visione del mondo e analizzano le più disparate problematiche. Se all'inizio la cosa può sembrare priva di senso, nonchè un po' pretenziosa e saccente, quando il film va avanti si vede quanto in realtà questi individui non si prendano sul serio, quanto le loro parole siano collegate a un sottile filo conduttore, e quanto il loro "pontificare su tutto " perda di supponenza nel momento in cui lo stesso protagonista va a criticarlo e a scherzarci sopra. E' difficile parlare di filosofia in un film; ancora più difficile è farlo senza annoiare e soprattutto senza sembrare ridicoli. Linklater ci è riuscito, un po' perchè lo spettatore è continuamente affascinato dai geniali effetti visivi che accompagnano ogni dialogo, un po' perchè si è presi dal riconoscere questo e quell'altro personaggio famoso, un po' perchè i dialoghi più pesanti sono intervallati da altri più divertenti, da aneddoti, da musica, da situazioni così paradossali da indurre alla risata. Waking Life insegna, nella prima e nell'ultima scena, un concetto tanto semplice quanto bello.
Se il sogno è destino, allora, basta svegliarsi.

22 agosto 2006

Ode a Harry Potter

Era il 1998. Ricordo il freddo, doveva essere inverno, forse novembre, o dicembre. Ero a fare il mio solito giro da Feltrinelli, quello a Piazza della Repubblica; avevo 15 anni, abbastanza grande da vagare nel reparto narrativa, ma ancora piccolo da potermi permettere qualche minuto a fantasticare nel grosso stanzone con i libri per bambini. Sollevo un libro che mi incuriosisce, dimensioni un po' esagerate per un libro per bambini. "Harry Potter e la Camera dei Segreti", si chiamava: accanto, c'era "La Pietra Filosofale". Quasi per caso, forse per la noia, forse per la mancanza di altri libri interessanti, li prendo entrambi. Arrivato a casa inizio a leggerli, vengo immediatamente colpito dalla complessità della trama, dalle atmosfere così bambinesche ma così... fantasy allo stesso tempo. Li divoro entrambi e scopro con stupore che ne dovranno uscire altri, che non è finita lì, che la storia continuerà, chissà quando. In giro si comincia a parlare della cosa, c'è chi dice che probabilmente altri libri non ne usciranno mai, che la cosa finirà lì, chi si legge dei mattoni tanti per bambini?. La mania era alle porte, invece. Io l'avevo anticipata per caso, di qualche mese. Scopro che le classifiche sono già impazzite, che i due volumi sono in vetta alle vendite dei libri per bambini, la cosa si fa sempre più strana. Passano i mesi e quasi mi dimentico, fino all'ottobre successivo. Stavolta sono alla MEL, e l'atmosfera è strana. I libri per bambini sono al piano di sotto, quello grande è riservato ai romanzi, alla narrativa, agli adulti: eppure dal soffitto pendono grandi cartelli pubblicitari. C'è Harry Potter su un bestione alato. C'è il terzo volume. C'è il delirio mediatico. Il volume è in testa alle vendite. Non dei libri per bambini: dei libri, tutti. Ricordo le voci, allora: "Durerà poco. Finirà presto. Andrà a sparire, come il tamagotchi". Nel 2004, 5 anni e due Harry Potter dopo, la saga ha venduto in totale più di 270 milioni di copie, un successo senza precedenti nella storia dell'editoria. Altre voci: "Non può durare, sono solamente libri per bambini, ecco, ora c'è il Codice da Vinci e nessuno si ricorderà più del tipo strano con la cicatrice in fronte". Passa un anno e in inghilterra esce il sesto volume. Il Times scrive: "Harry Potter e il Principe Mezzo Sangue ha venduto in un solo giorno più del Codice da Vinci in un intero anno". 10 milioni di libri, in meno di 24 ore. Roba che il libro più venduto di Clive Cussler ne ha venduti in totale 11, di milioni. In Italia il libro esce a inizio 2006, e le librerie sono aperte di notte, per attendere l'evento. Perchè di evento si tratta. Entri in libreria con il tuo buono prenotazione, vai alla cassa e ne esci con un libro enorme in mano con la commessa che ti sorride melliflua, e tu capisci che lei lo ha già letto, bastarda: in giro la gente lo legge ovunque. In metro, sull'autobus, sulle panchine. Agosto 2006, oggi. Tra un anno uscirà l'ultimo capitolo. Il successo è durato, e anzi è lievitato fino a livelli impensabili prima. L'uscita del settimo e conclusivo libro produrrà probabili oscillazioni in borsa, aperture straordinarie, eventi e organizzazioni incredibili. La scrittrice in un comunicato fa sapere in giro che l'ultimo capitolo è già scritto da anni, in una cassaforte: un tesoro dal valore economico inestimabile. Una macchina da soldi.

Però è bello pensare che per una volta, non ci sia bisogno di sesso o di sparatorie per vendere , è bello pensare a bambini che leggono perchè vogliono farlo, è bello pensare ad adulti che parlano con i loro figli, soddisfatti finalmente di poter comunicargli qualcosa di interessante anche per loro, è bello pensare che 300 milioni di libri hanno forse dato un sorriso in più a tanti. Io sono un pro-Harry Potter. Di quei 300 milioni, in casa mia ce n'è sono solamente 6. Sono bastati.

19 agosto 2006

Another me is here with me.


Ho lasciato la terra: abbandonata, per sempre. Sono dillà, in quel posto dove l'estate dura per sempre e la testa è vuota per sempre e le dita si sfiorano per sempre. 3000 metri sù, o venti metri giù, non importa: ho lasciato la terra. Venti giorni sono passati come fosse uno: sarà stata la bellezza, o forse lo stupore, sarà stata la fatica, la gioia, saranno state le incomprensioni, sarà stato il vino, la vodka, il gin o la tequila, sarà stato il sale che ti brucia fuori e dentro, saranno state le nubi, o il sole, o forse la neve d'agosto, sarà stato l'oceano mare. Sarà stato il rumore delle onde, saranno state le doccie fredde e le sveglie presto, saranno stati i viaggi, le distanze e i legami spezzati, tutti, saranno state le risate, sarà stato quel caldo dentro quando fuori fa freddo, o quel gelo dentro quando fuori si brucia, sarà che vista da lontano la terra è più bella, sarà che visti da lontano gli uomini fanno meno male, sarà che visto da lontano l'amore è così semplice, saranno stati gli altri, o forse io. Sarà stata la musica, saranno stati i pensieri, o forse il vuoto, sarà stato il Cacciatore di Aquiloni, o forse Sudore, o Chiedi alla Polvere, sarà stato il fraseggio e l'armonia, saranno stati i delfini o le marmotte o i cervi o le capre o le mucche o quando guardi giù e vedi che nel mare sotto di te c'è più vita che sopra, sarà stato il vento che ti entra nelle orecchie, saranno state le lacrime, o forse sarà stata quella sensazione strana che si prova quando mandi il dito in giù, e non c'è un tasto nero o bianco che suona per te. Sarà stata la giacca zuppa o il costume zuppo, saranno stati i Vip, e che Vip, saranno state le stelle, quelle che cadono e quelle che restano, così bianche, merda. Sarà stata la notte: un giorno la toccavo con un dito, per amarla con passione, e il giorno dopo la guardavo da lontano per ammirarne la bellezza. Sarà stato tutto questo, o sarà che la terra, in fin dei conti, non fa per me. Preferisco qui dove sto ora.

Non lo so, cosa sarà stato. Però, so una cosa.
Io sono felice, felice, felice, e vaffanculo.

28 luglio 2006

All that you MUST leave behind

Sono le 3 e un quarto e io non riesco a dormire. Pensieri pensieri pensieri che si affannano a trovare un posto nella mia testa, per avere il loro momento di misera celebrità mentale. Domani è il gran giorno, si parte finalmente: e non vedo l'ora, cazzo. Mai come quest'anno ero arrivato a provare un simile disgusto di fronte a Roma; troppo tempo che non mi allontano, ho bisogno di evaporare anch'io. Quando tornerò brucerò meno, e sarò più pulito. Ecco le speranze da mettere in valigia, tra i calzini e "l'amante" di Yehoshua: che le imponenti dolomiti gettino un'ombra così grande su di me, da far sparire qualsiasi ricordo doloroso; e che il sole riflesso sul mare, poi, riempa il vuoto con quel profumo che c'è solo lì, in un luogo che conosco solo io. Tornerò tra 20 giorni: un'eternità, così breve, cazzo. La mia forza è il non pensare a quello che mi attenderà al mio ritorno. La mia debolezza, è il non riuscirci. Guardo alcune foto, estati passate, per preparare lo spirito e gli occhi: sorrido. E' già un passo avanti: c'è chi piangerebbe, io invece preferisco mentirmi. Ho preparato una compilation perfetta: di quelle che quando l'ascolti ti strappa dentro, e ti prende a pugni, se distogli l'attenzione. Alcuni nomi a caso: Thom Yorke, Snow Patrol, Carpark North, Killers, Wolf Parade, Belle and Sebastian, Massive Attack, Muse, Interpol, Mars Volta, dEUS, Blur, Air, Elbow, Starsailor, Depeche Mode, Radiohead. Prendi un nome a caso: non è niente. Mettili uno dopo l'altro: cristo.
Vi saluto, è giunta l'ora per me di augurarvi buon'estate. Che la pelle mi si scucia di dosso, tanto lo so, mi abbronzerò anche lo strato sotto, e quello ancora sotto, e quello ancora sotto...

Good night, and good earth.
sav

24 luglio 2006

A few words

Comincia l'estate, per me, da domani. Comunque vada, sarò in vacanza. Sono agitato: ed era tanto che un esame non mi metteva così tanta ansia. Vedremo come andrà, mi conosco, so che non posso sperare più di tanto: la fortuna aiuta gli audaci, non gli ignoranti. Ma non si sa mai. Comunque, domani, con l'inizio ufficiale delle vacanze, comincerà anche l'annuale sagra delle seghe mentali. Il Periodo dei Dubbi. L'estate. Come ogni anno, arriveranno le domande: ma sono proprio sicuro che mi andrà di ricominciare il conservatorio? Ma sono proprio sicuro che mi andrà di continuare l'università? Ma sono proprio sicuro di voler continuare così? Grazie a Dio, come ogni anno, le risposte non tardano a venire. Sono quattro parole, magiche e tragiche allo stesso tempo, che mi hanno portato fino a qui. Il mio personalissimo tormentone, una in più di Sole Cuore e Amore, un potenziale successo in radio di proporzioni epiche, con una buona base ritmica sotto. "Non Si Sa Mai". Semplice, immediato, diretto. "Non Si Sa Mai". Ecco che allora tutti i dubbi svaniscono: perchè come fai ad abbandonare il conservatorio, di fronte ad una prospettiva così agghiacciante? Voglio dire, io sono certo che con quel fottuto pezzo di carta che (forse) mi conquisterò tra (forse) due anni non ci farò un cazzo di niente. Ne sono certo. Ma, ovviamente: Non Si Sa Mai. Sono perfettamente consapevole che non mi cambierà niente nella vita se a un esame prendo 18 invece di 25: ma continuerò a rifiutare il 18, per sempre. Perchè Non Si Sa Mai. E' la logica del mondo, innegabile e terrificante.Quella che ha dato a un cocainomane il potere di conquistare l'Iraq: tutta l'america sapeva benissimo che non c'era nessun'arma di distruzione di massa (ADM), lì, se non consideriamo nella categoria ADM la mente ottusa della gente. Eppure, come al solito: Non Si Sa Mai; ed ecco che Bush invade l'Iraq, impunito. Perchè va detto che con questa regola, le conseguenze sono drastiche: voglio dire, metti che ti sbagli no? Che ti trovi in quella frangia di possibilità in cui Dio è scazzato e vuole davvero farti del male, e che fa succedere il Non Si Sa Mai sul serio. Poi, con l'atomica, se c'è, esplodi davvero. Mica scherzi: brandelli di uomo ovunque, e chi di dovere, lì, a sghignazzare. E così... La fottutissima paura ci costringe a cose di cui neanche ci pensavamo capaci. In america l'80 per cento delle famiglie hanno un'arma in casa: Non Si Sa Mai che arriva un ladro, certo. Ma nessuno pensa che è più probabile che il figlio adolescente si ubriachi come uno schifo e ammazzi l'amico per rubargli l'iPod. E robe simili, tristi ugualmente.
Intanto, domani, voglio sentire il rumore del mare. Ho già comprato le infradito nuove.
Forse riuscirò ad abbronzarmi anche io: Non Si Sa Mai.

Google...


Se clicchi, si ingrandisce.
Non è mia, ovviamente. E' di un genio.

22 luglio 2006

How can you have a day without a night

You're the book that I have opened
And now I've got to know much more

Like a soul without a mind
In a body without a heart


I'm missing every part

I'm missing every part

I'm missing every part

I'm missing every part

I'm missing every part