Non sono un tipo superstizioso. Le scale per strada non mi danno fastidio, il sale sul tavolo sa solo di bianco, in bagno l'ombrello sta aperto per farlo asciugare. Mi piace il bel pelo nero dei gatti, anche quando camminano di traverso avanti a me. Non rompo gli specchi, è vero: ma non per credenza bensì perchè amo utilizzarli, ah la vanità! Sui numeri non mi faccio problemi, dopo il 16 c'è soltanto un più uno che fa diciassette, nel 13 poi non ripongo speranze o paure. Le suore che passano in strada mi mettono solo tristezza, ci scherzo un po' sù ma nel fondo ho un po' pena per loro: non penso comunque che siano la causa di incaute disgrazie. Mi piacciono tutti i segnali d'augurio, e sono contento che crepino i lupi o che frotte di immense balene defechino in mare; ma questo soltanto perchè li ritengo dolcissimi aiuti da parte di sguardi amichevoli, riceverne uno mi dice che c'è chi mi pensa anche solo un momento. Non credo piuttosto a sfortune dovute a persone od oggetti qualunque, mi pento ad escluder qualcuno soltanto perchè è iettatore. Mi ritrovo nelle idee di chi non crede negli spiriti, non penso che i corvi stiano lì per malaugurio, spazzo via le ragnatele e uccido i ragni se mi provocano schifo. Se rompo dell'olio pulisco per non scivolare, non prego di certo che non me ne vengano mali. Non possiedo cornetti attaccati alle chiavi, preferisco oggettini più allegri. Mi chiedo una cosa, però.
E' per questo, che sono sfigato?
12 novembre 2007
11 novembre 2007
The Killers feat. Lou Reed - Tranquilize
Gira già da un po', in rete.
Ma oggi non avevo voglia di novità; oggi avevo voglia di postare qualcosa di epico, di grandioso, di terribilmente originale, di scary (parola equivalente e così bella in italiano non esiste), avevo voglia di postare qualcosa che vi avvicinasse anche soltanto un po' al clima che ho qui dentro.
Oggi avevo voglia di postare qualcosa che potesse comunicare, dato che, come avrete notato, non sono più così bravo a farlo; avevo voglia di postare qualcosa che potesse parlare per me, e avevo voglia di qualcosa di bello, qualcosa che potesse competere a livello visivo-musicale con il passato. E così oggi avevo voglia di synth, di chitarre elettriche; avevo voglia di cori di bambini, avevo voglia di voci sforzate, avevo voglia di Lou Reed in versione moderna, avevo voglia di Brandon in versione antica. Oggi avevo voglia di postare una danza della pioggia, avevo voglia di postare un grido d'aiuto e una risata di gioia, oggi avevo voglia di sconclusionate note senza un senso.
Oggi sono la guerra, sono la bomba, sono il morto, sono la pace subito dopo.
Acid rain, when Abel looked up at Cain
We began the weeping and wailing
A hurried high from pestilence pills and pride,
It’s a shame, we could have gone sailing
But heaven knows,
Heaven knows everything
Tranquilize
Ma oggi non avevo voglia di novità; oggi avevo voglia di postare qualcosa di epico, di grandioso, di terribilmente originale, di scary (parola equivalente e così bella in italiano non esiste), avevo voglia di postare qualcosa che vi avvicinasse anche soltanto un po' al clima che ho qui dentro.
Oggi avevo voglia di postare qualcosa che potesse comunicare, dato che, come avrete notato, non sono più così bravo a farlo; avevo voglia di postare qualcosa che potesse parlare per me, e avevo voglia di qualcosa di bello, qualcosa che potesse competere a livello visivo-musicale con il passato. E così oggi avevo voglia di synth, di chitarre elettriche; avevo voglia di cori di bambini, avevo voglia di voci sforzate, avevo voglia di Lou Reed in versione moderna, avevo voglia di Brandon in versione antica. Oggi avevo voglia di postare una danza della pioggia, avevo voglia di postare un grido d'aiuto e una risata di gioia, oggi avevo voglia di sconclusionate note senza un senso.
Oggi sono la guerra, sono la bomba, sono il morto, sono la pace subito dopo.
Acid rain, when Abel looked up at Cain
We began the weeping and wailing
A hurried high from pestilence pills and pride,
It’s a shame, we could have gone sailing
But heaven knows,
Heaven knows everything
Tranquilize
09 novembre 2007
Strada Statale 2-bis

"Bisogna sempre per forza parlare d'amore?
Bisogna sempre comunque far nascere il sole?
E' necessario far credere di fare del bene?
E' necessario alle feste donare le rose?
Ripeto:
Bisogna sempre per forza parlare d'amore?
Bisogna sempre comunque far nascere il sole?
E' necessario far credere di fare del bene?
E' necessario alle feste donare le rose?
Bisogna sempre tentare di farsi accettare?
Bisogna sempre scrivere solo testi d'amore?
E' necessario ogni volta mentire al nostro cuore?
non sarebbe meglio liberarsi e confessare?
Bisogna sempre tentare di farsi accettare?
Bisogna sempre scrivere solo testi d'amore?
E' necessario ogni volta mentire al nostro cuore?
non sarebbe meglio liberarsi e confessare?"
Talks about:
bluvertigo,
fK,
follia gratuita
08 novembre 2007
amai
Amai trite parole che non uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.
07 novembre 2007
L'assenzio
Che stranezza riascoltare i Bluvertigo ieri sera, ricordano storie del passato ormai sepolte: ed è per questo che sono così terribilmente sinceri e fanno bene fanno male.
Ricordiamo che forse torneranno insieme, a breve: e ricordiamo anche che stiamo parlando dell'unico gruppo italiano che abbia mai potuto confrontarsi davvero con ciò che c'è fuori dai confini.
"Il mondo è cos privo d'amore, io disimparo ad odiare..."
Ricordiamo che forse torneranno insieme, a breve: e ricordiamo anche che stiamo parlando dell'unico gruppo italiano che abbia mai potuto confrontarsi davvero con ciò che c'è fuori dai confini.
"Il mondo è cos privo d'amore, io disimparo ad odiare..."
06 novembre 2007
04 novembre 2007
Dettagli
s. si guarda intorno. Un flebile applauso accompagna il suo ingresso in studio. Si avvicina alla grossa poltrona laccata di rosso che appare nel mezzo della sala, e non può fare a meno di domandarsi chi abbia avuto tanto cattivo gusto da sceglierla nell'arredamento. Il presentatore nel frattempo scambia un lungo sorriso con il pubblico, ed introduce quindi il suo ospite con una lunga digressione sul suo recente passato. s. si siede sulla poltrona orrenda. Solleva lo sguardo, e si sente chiedere
Cosa sta facendo s., in questo periodo?
- s. piange spesso.
s. piange? Come mai?
- s. piange perchè è confuso.
Come mai s. è confuso?
- s. è confuso per la fretta.
Quale fretta, s. si spieghi meglio. La fretta con cui è giunto al successo?
- no. la fretta con cui accadono le cose che gli accadono.
Cose belle, cose brutte?
- cose sfocate.
Cose sfocate, sì. Mi dica, s. parla sempre in modo così idiota?
- vaffanculo.
Come?
- vaffanculo.
Questo non si può dire, mi spiace.. Comunque, s. ha bisogno di più tempo?
- no, s. ha bisogno di tempi migliori.
Tempi migliori?
- qualità, non quantità.
Cosa rende, per s., un tempo migliore di un altro?
- la pienezza, forse.
E cosa lo rende pieno?
- l'amore, forse. s. è molto patetico.
Non è innamorato, s., in questo momento?
- s. si appella alla facoltà di non rispondere.
Ci chiediamo come mai s. si sia appellato a tale facoltà.
- s. ha paura.
Paura?
- paura dei desideri.
Mi spiace, ho perso il filo del discorso..
- vaffanculo.
Molto tenero da parte sua. s. pensa mai di prendersi troppo sul serio?
- continuamente.
Non basterebbe un sorriso ogni tanto?
- oh, s. sorride. Sorride da serio, però.
E' sempre stato così, s.?
- no.
No? E da quanto allora s. è così?
- così come, scusi.
Così.. spietato?
- lei è un uomo orribile.
Mi spiace, non era quello che volevo intendere.
- ma è quello che ho inteso.
s. è innamorato da qualche mese, dica la verità.
- questo non posso dirlo. Se vuole però posso negare che s. non sia innamorato.
E non è la stessa cosa?
- lei è perfetto per la tv. E' così limitato.
Questo cosa c'entra, scusi?
- nulla, soltanto mi sembra sbagliato ridurci a scarti discreti.
E' stato abbastanza chiaro, credo.
- a volte riesco ad esprimermi, a volte no.
Lei è un uomo molto colto.
- è una domanda?
No. Ci spieghi meglio la faccenda del triangolo, compare spesso nel lavoro di s., no?
- il triangolo simboleggia lo scopare con due persone contemporaneamente.
Coff coff.. Ah, pensavo a qualcosa di più.. elevato?
- non devo spiegarle ogni livello d'interpretazione, no? E poi, non è elevato, il sesso?
Beh, dipende da molti fattori, suppongo.
- suppone bene.
E dunque perchè il triangolo è così importante per s.?
- forse s. si è accorto che qualcosa al mondo si è incrinato.
Qualcosa di importante?
- sì, qualcosa di importante.
Importante quanto?
- quanto è importante per s. la sua stessa vita.
Come mai si è incrinata, questa cosa così importante?
- perchè ha cominciato a parlare.
A parlare?
- sì. Prima era una cosa sempre zitta, poi un giorno ha aperto la bocca ed ha parlato.
E allora?
- è stato brutto ascoltare quelle parole.
Non doveva essere un discorso allegro..
- no, non lo era. Era molto triste.
s. vuole dire al suo pubblico se c'è qualcosa che possa fare per lui?
- non c'è niente che possa fare, mi spiace.
Niente?
- niente.
Ha già in mente, s., cosa farà adesso, dopo tutto questo successo? Lavorerà a qualcosa di nuovo?
- sì s. ha già in mente tutto.
Che bella notizia. Sarà un seguito?
- s. odia i seguiti.
Quindi sarà qualcosa di completamente nuovo..
- no, sarà un seguito. Che odierà.
Capisco. Quanto tempo ha impiegato s. per completare "Le ore piccole"?
- un pomeriggio.
Il libro di s. contiene duecento pagine..
- il pomeriggio di s. contiene duecento giorni..
Arrivederla.
- arrivederla.
Cosa sta facendo s., in questo periodo?
- s. piange spesso.
s. piange? Come mai?
- s. piange perchè è confuso.
Come mai s. è confuso?
- s. è confuso per la fretta.
Quale fretta, s. si spieghi meglio. La fretta con cui è giunto al successo?
- no. la fretta con cui accadono le cose che gli accadono.
Cose belle, cose brutte?
- cose sfocate.
Cose sfocate, sì. Mi dica, s. parla sempre in modo così idiota?
- vaffanculo.
Come?
- vaffanculo.
Questo non si può dire, mi spiace.. Comunque, s. ha bisogno di più tempo?
- no, s. ha bisogno di tempi migliori.
Tempi migliori?
- qualità, non quantità.
Cosa rende, per s., un tempo migliore di un altro?
- la pienezza, forse.
E cosa lo rende pieno?
- l'amore, forse. s. è molto patetico.
Non è innamorato, s., in questo momento?
- s. si appella alla facoltà di non rispondere.
Ci chiediamo come mai s. si sia appellato a tale facoltà.
- s. ha paura.
Paura?
- paura dei desideri.
Mi spiace, ho perso il filo del discorso..
- vaffanculo.
Molto tenero da parte sua. s. pensa mai di prendersi troppo sul serio?
- continuamente.
Non basterebbe un sorriso ogni tanto?
- oh, s. sorride. Sorride da serio, però.
E' sempre stato così, s.?
- no.
No? E da quanto allora s. è così?
- così come, scusi.
Così.. spietato?
- lei è un uomo orribile.
Mi spiace, non era quello che volevo intendere.
- ma è quello che ho inteso.
s. è innamorato da qualche mese, dica la verità.
- questo non posso dirlo. Se vuole però posso negare che s. non sia innamorato.
E non è la stessa cosa?
- lei è perfetto per la tv. E' così limitato.
Questo cosa c'entra, scusi?
- nulla, soltanto mi sembra sbagliato ridurci a scarti discreti.
E' stato abbastanza chiaro, credo.
- a volte riesco ad esprimermi, a volte no.
Lei è un uomo molto colto.
- è una domanda?
No. Ci spieghi meglio la faccenda del triangolo, compare spesso nel lavoro di s., no?
- il triangolo simboleggia lo scopare con due persone contemporaneamente.
Coff coff.. Ah, pensavo a qualcosa di più.. elevato?
- non devo spiegarle ogni livello d'interpretazione, no? E poi, non è elevato, il sesso?
Beh, dipende da molti fattori, suppongo.
- suppone bene.
E dunque perchè il triangolo è così importante per s.?
- forse s. si è accorto che qualcosa al mondo si è incrinato.
Qualcosa di importante?
- sì, qualcosa di importante.
Importante quanto?
- quanto è importante per s. la sua stessa vita.
Come mai si è incrinata, questa cosa così importante?
- perchè ha cominciato a parlare.
A parlare?
- sì. Prima era una cosa sempre zitta, poi un giorno ha aperto la bocca ed ha parlato.
E allora?
- è stato brutto ascoltare quelle parole.
Non doveva essere un discorso allegro..
- no, non lo era. Era molto triste.
s. vuole dire al suo pubblico se c'è qualcosa che possa fare per lui?
- non c'è niente che possa fare, mi spiace.
Niente?
- niente.
Ha già in mente, s., cosa farà adesso, dopo tutto questo successo? Lavorerà a qualcosa di nuovo?
- sì s. ha già in mente tutto.
Che bella notizia. Sarà un seguito?
- s. odia i seguiti.
Quindi sarà qualcosa di completamente nuovo..
- no, sarà un seguito. Che odierà.
Capisco. Quanto tempo ha impiegato s. per completare "Le ore piccole"?
- un pomeriggio.
Il libro di s. contiene duecento pagine..
- il pomeriggio di s. contiene duecento giorni..
Arrivederla.
- arrivederla.
03 novembre 2007
I’m a high school lover and you’re my favorite flavor.
"Via, non fare così!" esclamò la povera Regina, torcendosi le mani angosciata. "Pensa a quanto sei grande. Pensa a quanta strada hai fatto oggi. Pensa a che ore sono. Pensa a qualsiasi cosa, ma non ti mettere a piangere!"
Alice non poté fare a meno di scoppiare a ridere nel bel mezzo del pianto. "Si può smettere di piangere solo pensando a delle cose?", domandò.
"È così che si fa" rispose la Regina con grande decisione: "perché, vedi, non si possono fare due cose insieme. Pensiamo alla tua età, per cominciare: quanti anni hai?"
"Sette e mezzo, esatti esatti".
"Non occorre che tu me li dica proprio esatti" osservò la Regina. "Ti credo lo stesso. Adesso però ti darò io qualcosa a cui credere. Io ho centouno anni, cinque mesi, e un giorno".
"Non ci POSSO credere!" esclamò Alice.
"No?" disse la Regina in tono di compassione. "Provaci ancora: fai un lungo respiro e chiudi gli occhi".
Alice scoppiò a ridere. "È inutile che ci provi", disse. "Non si può credere a una cosa impossibile".
"Oserei dire che non ti sei allenata molto" disse la Regina. "Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte, riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione".
Alice non poté fare a meno di scoppiare a ridere nel bel mezzo del pianto. "Si può smettere di piangere solo pensando a delle cose?", domandò.
"È così che si fa" rispose la Regina con grande decisione: "perché, vedi, non si possono fare due cose insieme. Pensiamo alla tua età, per cominciare: quanti anni hai?"
"Sette e mezzo, esatti esatti".
"Non occorre che tu me li dica proprio esatti" osservò la Regina. "Ti credo lo stesso. Adesso però ti darò io qualcosa a cui credere. Io ho centouno anni, cinque mesi, e un giorno".
"Non ci POSSO credere!" esclamò Alice.
"No?" disse la Regina in tono di compassione. "Provaci ancora: fai un lungo respiro e chiudi gli occhi".
Alice scoppiò a ridere. "È inutile che ci provi", disse. "Non si può credere a una cosa impossibile".
"Oserei dire che non ti sei allenata molto" disse la Regina. "Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte, riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione".
02 novembre 2007
You got my ends and my beginnings mixed up.
"Vuoi dirmi, per piacere, da che parte devo andare adesso?" chiese Alice.
"Dipende molto dal luogo dove vuoi andare", rispose lo Stregatto.
"Fa lo stesso per me, da una parte o dall'altra..." disse Alice, "purchè vada da qualche parte!"
"Oh certo che ci arriverai!" disse lo Stregatto. "Non hai che da camminare".
Alice capì che aveva ragione e tentò un'altra domanda: "Che razza di gente c'è in questi dintorni?", chiese.
"Da questa parte", rispose lo Stregatto, facendo un cenno con la zampa destra, "abita un Cappellaio e da questa parte, indicando con l'altra zampa, abita una Lepre di Marzo. Visita l'uno o l'altra, sono tutt'e due matti".
"Ma io non voglio andare dove c'è gente matta!" disse Alice.
"Oh non ne puoi fare a meno", disse lo Stregatto. "Qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta".
"Come sai che io sia matta?", domandò Alice.
"Tu sei matta", disse lo Stregatto, "altrimenti non saresti venuta qui".
"Dipende molto dal luogo dove vuoi andare", rispose lo Stregatto.
"Fa lo stesso per me, da una parte o dall'altra..." disse Alice, "purchè vada da qualche parte!"
"Oh certo che ci arriverai!" disse lo Stregatto. "Non hai che da camminare".
Alice capì che aveva ragione e tentò un'altra domanda: "Che razza di gente c'è in questi dintorni?", chiese.
"Da questa parte", rispose lo Stregatto, facendo un cenno con la zampa destra, "abita un Cappellaio e da questa parte, indicando con l'altra zampa, abita una Lepre di Marzo. Visita l'uno o l'altra, sono tutt'e due matti".
"Ma io non voglio andare dove c'è gente matta!" disse Alice.
"Oh non ne puoi fare a meno", disse lo Stregatto. "Qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta".
"Come sai che io sia matta?", domandò Alice.
"Tu sei matta", disse lo Stregatto, "altrimenti non saresti venuta qui".
01 novembre 2007
It took me by surprise I felt so good to be alive.
"Che cosa sai di questa faccenda?" chiese il Re ad Alice.
"Niente", rispose Alice.
"Niente di niente?" insistette il Re.
"Niente di niente" disse Alice.
"Questo è molto rilevante" disse il Re rivolto ai giurati, i quali stavano appunto per annotarlo sulle lavagne quando si intromise il Coniglio Bianco:
"Irrilevante, intendeva dire Sua Maestà, è ovvio" disse in tono rispettosissimo ma accigliandosi e facendo strane morfie al Re.
"Irrilevante, intendevo, è ovvio" si affrettò a dire il Re, ripetendo fra sè sottovoce "rilevante, irrilevante, irrilevante, rilevante".
Quasi cercasse di decidere quale delle due parole suonasse meglio.
"Niente", rispose Alice.
"Niente di niente?" insistette il Re.
"Niente di niente" disse Alice.
"Questo è molto rilevante" disse il Re rivolto ai giurati, i quali stavano appunto per annotarlo sulle lavagne quando si intromise il Coniglio Bianco:
"Irrilevante, intendeva dire Sua Maestà, è ovvio" disse in tono rispettosissimo ma accigliandosi e facendo strane morfie al Re.
"Irrilevante, intendevo, è ovvio" si affrettò a dire il Re, ripetendo fra sè sottovoce "rilevante, irrilevante, irrilevante, rilevante".
Quasi cercasse di decidere quale delle due parole suonasse meglio.
Favola:
(E poi succede che) Ti svegli la mattina con il cellulare gonfio più del solito, un piccolo disegno di una busta a campeggiare in alto a destra.
(E poi succede che) I pezzi storti e rigirati del tuo puzzle s'incominciano a comporre proprio quando stavi ormai dandoti per vinto.
(E poi succede che) Ti alzi triste e poco dopo sei felice, la magia del poter dir cose a distanza rende i dialoghi possibili anche al mattino.
(E poi succede che) Ti guardi intorno e vedi tutto ciò che hai messo a contornarti, che miseria e che tristezza qui ci vuole un cambiamento.
(E poi succede che) Cominci subito con pezzi di canzoni, erano anni che nel blog non ci mettevi un qualche cosa di un po' allegro.
(E poi è successo che) Il mio cervello ha ondeggiato insieme al basso e alla grancassa, per un momento ho visto limpido e squadrato oltre la coltre di neuroni e indecisione, e ho sobbalzato ad osservarti metri avanti, mi è venuta confusione: ma tu chi cazzo sei?
[Let me introduce to you a brand, new, dance.]
(E poi succede che) I pezzi storti e rigirati del tuo puzzle s'incominciano a comporre proprio quando stavi ormai dandoti per vinto.
(E poi succede che) Ti alzi triste e poco dopo sei felice, la magia del poter dir cose a distanza rende i dialoghi possibili anche al mattino.
(E poi succede che) Ti guardi intorno e vedi tutto ciò che hai messo a contornarti, che miseria e che tristezza qui ci vuole un cambiamento.
(E poi succede che) Cominci subito con pezzi di canzoni, erano anni che nel blog non ci mettevi un qualche cosa di un po' allegro.
(E poi è successo che) Il mio cervello ha ondeggiato insieme al basso e alla grancassa, per un momento ho visto limpido e squadrato oltre la coltre di neuroni e indecisione, e ho sobbalzato ad osservarti metri avanti, mi è venuta confusione: ma tu chi cazzo sei?
[Let me introduce to you a brand, new, dance.]
29 ottobre 2007
Joy Division - Atmosphere
Si da il caso che oggi mi senta così. E ok che ho ritirato fuori roba vecchia di 20 anni per dirvelo, ma cosa posso farci, la trovo perfetta, attinente, elegante.
Ecco come mi sento:
Ecco come mi sento:
28 ottobre 2007
Ivy Day in the Committee Room
"I'm unclean, a libertine
And every time you vent your spleen,
I seem to lose the power of speech,
Your slipping slowly from my reach.
You grow me like an evergreen,
You never see the lonely me at all.
I... take the plan, spin it sideways.
I... fall.
Without you, I'm nothing.
Without you, I'm nothing.
Without you, I'm nothing.
Without you, I'm nothing at all."
And every time you vent your spleen,
I seem to lose the power of speech,
Your slipping slowly from my reach.
You grow me like an evergreen,
You never see the lonely me at all.
I... take the plan, spin it sideways.
I... fall.
Without you, I'm nothing.
Without you, I'm nothing.
Without you, I'm nothing.
Without you, I'm nothing at all."
18 ottobre 2007
L'aula trasparente.
C'è un'università nel mio paese. E' piccola, ma molto prestigiosa grazie al nome dei docenti che v'insegnano. Si dice che chi riesce a laurearsi in questo posto impari presto a utilizzare i meccanismi più reconditi del mondo: le sue Chiavi. Ognuno degli Anziani che governano le leggi della terra ha camminato in questi viottoli per molto, molto tempo: e poi ne è uscito vincitore, e ormai potente. Sono anni ormai però che non ci riesce più nessuno; c'è un lucchetto nella Sala Cerimonie, ogni anno viene oliato dal custode perchè non si arrugginisca. Ed è per questo che le classi sono sempre traboccanti. Per mancanza dello spazio necessario le iscrizioni sono chiuse da decenni, non ci sono più matricole: c'è solo un test d'ingresso, in molti provano annualmente a superarlo, ma nessuno ha mai capito come fare. Tutti quanti son respinti senza molte spiegazioni.
Nel centro tra le varie facoltà c'è un posto strano dove tutti si ritrovano a studiare. E' un'aula trasparente: di pareti inesistenti che scompaiono tra il vetro, il cielo e il resto. La porta è sempre aperta giorno e notte. E spesso l'aula è piena di studenti: molti senza un altro luogo ove sostare, molti in cerca di compagni da sfruttare e interrogare, molti infine spinti dal seguire gli altri. Nel suo interno un gran vociare di teoremi, traduzioni, libri antichi e geometrie non euclidee. Ma non è quello che è dentro che è importante.
Viste tutte queste strambe stravaganze non è raro che d'intorno al vetro che circonda l'aula confluiscano persone d'ogni tipo. C'è chi passa con la falsa indifferenza di chi non vuole sapere: ma con piccoli e veloci spostamenti della testa lancia occhiate rapidissime all'interno. C'è chi sta di fuori a far versi e boccacce, mentre urla con gli amici di schiamazzi e atrocità. C'è chi ancora guarda e osserva con curiosità ostentata: poi commenta chi sta dentro, sul vestito un poco strano, sulla voce troppo bassa o sull'aspetto effeminato.
C'è poi sempre un ragazzetto che si mette lì al di fuori: ed apre i libri per studiare. Non è iscritto nè ha provato a fare il test per l'ammissione; sono anni ormai però che prende spunto da chi è dentro per sapere cosa leggere. Munito di uno scomodo sgabello sta lì in mezzo a quella folla: non di rado c'è qualcuno che gli parla e lo disturba; e lui, paziente, non disdegna mai risposte o complimenti. Cordialmente poi saluta per riprendere il lavoro; ogni tanto si alza in piedi sulla sedia e guarda fuori, oltre le teste dei curiosi, con le spalle alle pareti invisibili. Dall'interno molto spesso gli studiosi lo deridono indicandolo con sdegno. "Cosa studi, perditempo, già ci stiamo qui noialtri che tentiamo d'imparare!", legge lui da quelle labbra rese mute grazie al vetro; se ne preoccupa un momento, poi si china sui suoi testi e volta pagina, oppure volge ancora un po' lo sguardo in lontananza.
Un giorno intorno all'aula trasparente smette a un tratto lo schiamazzo ed il rumore: in sottofondo infatti si avvicina un grosso suono di fanfare, qualche tromba, dei tamburi. La gente va spostandosi per fare spazio a quella comitiva: la banda è circondata dallo stuolo dei docenti e professori, tutti quanti col vestito delle feste. Senza dire una parola ecco il più Anziano tra gli Anziani fare un gesto con il dito: e tutto tace. Poi con passo lento e stanco si allontana piano piano dal suo gruppo d'illustrissimi. Gli studenti dall'interno non discostano lo sguardo da quel lento camminare, preoccupati e sbalorditi per la strana situazione: finchè l'Anziano non si ferma proprio a un metro dal ragazzo, lì seduto, con un libro tra le mani. Senza dire una parola il vecchio prende con la mano tremolante dalla tasca la famosa pergamena della Laurea. E la porge platealmente avanti a sè. E quel ragazzo la solleva bene in vista, poi si alza e se ne va.
Ecco l'Anziano degli Anziani "Per sempre c'è chi è stato a testa bassa qui nell'aula trasparente, e chi fuori ad osservare ciò che succedeva dentro. Ma non era questo ciò per cui quell'aula è stata fatta: se mai vi foste messi ad osservare tutto il mondo che si scorge da ll'interno avreste visto quante strane meraviglie vi circondano, le cose da imparare che galleggiano nell'aria, le vive proporzioni del paesaggio e del più piccolo dettaglio. Invece voi lì dentro siete stati con la testa sopra i libri senza mai osservare fuori, solamente preoccupati di deridere chi stava fuori il vetro. Coloro qui all'esterno invece avevan gli occhi fissi solo su di voi, le spalle verso il mondo e il cuore stanco, la mente chiusa ad ogni novità: non si erano sì accorto del riflesso della luce a illuminare ciò che è fuori. Nessuno ha usato il bello di quest'aula, solo uno ci è riuscito, ed è colui che è andato via in questo momento."
Poi come in un affanno ecco l'Anziano cade al suolo, chiude gli occhi ed è già morto. In un momento urla e gemiti, persone che si strappano i capelli, c'è chi grida, c'è chi piange, c'è chi ride disperato. La banda e i professori si confondono nel mezzo della folla, e tutti uguali lentamente fan ritorno verso casa. E' ancora sera quando in pochi son rimasti lì davanti ad osservare con speranza l'invisibile stanzone. Perciò son pochi quelli che racconteranno di aver visto una magia, e ancora meno quelli che la crederanno.
Ma questo è ciò che accade: in un baleno ecco la luce del tramonto a rimbalzare s'un ostacolo imprevisto. E ciò che è trasparente, ora è marmo.
Nel centro tra le varie facoltà c'è un posto strano dove tutti si ritrovano a studiare. E' un'aula trasparente: di pareti inesistenti che scompaiono tra il vetro, il cielo e il resto. La porta è sempre aperta giorno e notte. E spesso l'aula è piena di studenti: molti senza un altro luogo ove sostare, molti in cerca di compagni da sfruttare e interrogare, molti infine spinti dal seguire gli altri. Nel suo interno un gran vociare di teoremi, traduzioni, libri antichi e geometrie non euclidee. Ma non è quello che è dentro che è importante.
Viste tutte queste strambe stravaganze non è raro che d'intorno al vetro che circonda l'aula confluiscano persone d'ogni tipo. C'è chi passa con la falsa indifferenza di chi non vuole sapere: ma con piccoli e veloci spostamenti della testa lancia occhiate rapidissime all'interno. C'è chi sta di fuori a far versi e boccacce, mentre urla con gli amici di schiamazzi e atrocità. C'è chi ancora guarda e osserva con curiosità ostentata: poi commenta chi sta dentro, sul vestito un poco strano, sulla voce troppo bassa o sull'aspetto effeminato.
C'è poi sempre un ragazzetto che si mette lì al di fuori: ed apre i libri per studiare. Non è iscritto nè ha provato a fare il test per l'ammissione; sono anni ormai però che prende spunto da chi è dentro per sapere cosa leggere. Munito di uno scomodo sgabello sta lì in mezzo a quella folla: non di rado c'è qualcuno che gli parla e lo disturba; e lui, paziente, non disdegna mai risposte o complimenti. Cordialmente poi saluta per riprendere il lavoro; ogni tanto si alza in piedi sulla sedia e guarda fuori, oltre le teste dei curiosi, con le spalle alle pareti invisibili. Dall'interno molto spesso gli studiosi lo deridono indicandolo con sdegno. "Cosa studi, perditempo, già ci stiamo qui noialtri che tentiamo d'imparare!", legge lui da quelle labbra rese mute grazie al vetro; se ne preoccupa un momento, poi si china sui suoi testi e volta pagina, oppure volge ancora un po' lo sguardo in lontananza.
Un giorno intorno all'aula trasparente smette a un tratto lo schiamazzo ed il rumore: in sottofondo infatti si avvicina un grosso suono di fanfare, qualche tromba, dei tamburi. La gente va spostandosi per fare spazio a quella comitiva: la banda è circondata dallo stuolo dei docenti e professori, tutti quanti col vestito delle feste. Senza dire una parola ecco il più Anziano tra gli Anziani fare un gesto con il dito: e tutto tace. Poi con passo lento e stanco si allontana piano piano dal suo gruppo d'illustrissimi. Gli studenti dall'interno non discostano lo sguardo da quel lento camminare, preoccupati e sbalorditi per la strana situazione: finchè l'Anziano non si ferma proprio a un metro dal ragazzo, lì seduto, con un libro tra le mani. Senza dire una parola il vecchio prende con la mano tremolante dalla tasca la famosa pergamena della Laurea. E la porge platealmente avanti a sè. E quel ragazzo la solleva bene in vista, poi si alza e se ne va.
Ecco l'Anziano degli Anziani "Per sempre c'è chi è stato a testa bassa qui nell'aula trasparente, e chi fuori ad osservare ciò che succedeva dentro. Ma non era questo ciò per cui quell'aula è stata fatta: se mai vi foste messi ad osservare tutto il mondo che si scorge da ll'interno avreste visto quante strane meraviglie vi circondano, le cose da imparare che galleggiano nell'aria, le vive proporzioni del paesaggio e del più piccolo dettaglio. Invece voi lì dentro siete stati con la testa sopra i libri senza mai osservare fuori, solamente preoccupati di deridere chi stava fuori il vetro. Coloro qui all'esterno invece avevan gli occhi fissi solo su di voi, le spalle verso il mondo e il cuore stanco, la mente chiusa ad ogni novità: non si erano sì accorto del riflesso della luce a illuminare ciò che è fuori. Nessuno ha usato il bello di quest'aula, solo uno ci è riuscito, ed è colui che è andato via in questo momento."
Poi come in un affanno ecco l'Anziano cade al suolo, chiude gli occhi ed è già morto. In un momento urla e gemiti, persone che si strappano i capelli, c'è chi grida, c'è chi piange, c'è chi ride disperato. La banda e i professori si confondono nel mezzo della folla, e tutti uguali lentamente fan ritorno verso casa. E' ancora sera quando in pochi son rimasti lì davanti ad osservare con speranza l'invisibile stanzone. Perciò son pochi quelli che racconteranno di aver visto una magia, e ancora meno quelli che la crederanno.
Ma questo è ciò che accade: in un baleno ecco la luce del tramonto a rimbalzare s'un ostacolo imprevisto. E ciò che è trasparente, ora è marmo.
16 ottobre 2007
Thelema
Nel 1904 il celebre occultista Aleister Crowle scrive il Libro della Legge, un piccolo testo che diventa fondamento di una nuova visione religiosa del mondo, la Thelema. L'autore dichiara di aver ricevuto le parole per il testo da un'entità superiore e metafisica che lo ha ispirato e coinvolto nel processo creativo.
La Legge di cui si parla è riassunta brevemente in tre semplici frasi:
- "Fai ciò che desideri" dovrebbe essere l'intera Legge.
- L'amore è la legge, quando esso è assoggettato al desiderio.
- Non c'è alcuna legge oltre a "Fai ciò che desideri".
Tralasciando le eventuali derive che la Thelema può lasciar trasparire, appare evidente come in questa nuova visione del mondo l'uomo è descritto come entità essa stessa capace, attraverso il desiderio, di modificare il corso della vita, del destino, della natura stessa delle cose.
In questo contesto si inserisce l'ambito più prettamente "alchimistico" della teoria crowliana: il Magick. Con questa espressione l'occultista intende "ogni atto destinato a causare un cambiamento intenzionale". Due riflessioni sembrano a questo punto scontate. La prima riguarda l'utilizzo della lettera "k" alla fine della parola; utilizzando l'undicesima lettera dell'alfabeto Crowley si ricollega al simbolismo Egiziano - Tebaico intendendo un qualche riferimento alle forze demoniache e caotiche, che si oppongono appunto al desiderio umano. La seconda riguarda la particolare visione della "magia" che appare nella Thelema: non è magico ciò che produce "miracoli", o che rende possibile ciò che è impossibile. Bensì è magico ciò che produce in un oggetto un cambiamento di per sè possibile nella natura dell'oggetto stesso: ma nel causarlo lo domina, lo costringe, lo governa.
E' appunto mediante il Magick che l'uomo può avvicinarsi al Vero Desiderio, scopo supremo dell'esistenza. Per raggiungere questo stato di grazia Crowley parla di un necessario spostamento dal reale verso un mondo di confine chiamato "l'Abisso". In questo universo si trova il legame tra il Fenomeno e l'Idea, tra il Reale (che è ideale ed utopico) e l'Irreale (che è tangibile e attuale). Ed è solo mediante un attraversamento dell'Abisso, ottenuto con una padronanza specifica del Magick, che si può arrivare al Vero Desiderio, alla meta più ambita. Crowley scrive a questo proposito un secondo testo fondamentale, "Magick, without tears": un compendio sulle tecniche e sui postulati che possono condurci nella giusta direzione. Il testo si trova qui, in una versione completa e rivista.
La Legge di cui si parla è riassunta brevemente in tre semplici frasi:
- "Fai ciò che desideri" dovrebbe essere l'intera Legge.
- L'amore è la legge, quando esso è assoggettato al desiderio.
- Non c'è alcuna legge oltre a "Fai ciò che desideri".
Tralasciando le eventuali derive che la Thelema può lasciar trasparire, appare evidente come in questa nuova visione del mondo l'uomo è descritto come entità essa stessa capace, attraverso il desiderio, di modificare il corso della vita, del destino, della natura stessa delle cose.
In questo contesto si inserisce l'ambito più prettamente "alchimistico" della teoria crowliana: il Magick. Con questa espressione l'occultista intende "ogni atto destinato a causare un cambiamento intenzionale". Due riflessioni sembrano a questo punto scontate. La prima riguarda l'utilizzo della lettera "k" alla fine della parola; utilizzando l'undicesima lettera dell'alfabeto Crowley si ricollega al simbolismo Egiziano - Tebaico intendendo un qualche riferimento alle forze demoniache e caotiche, che si oppongono appunto al desiderio umano. La seconda riguarda la particolare visione della "magia" che appare nella Thelema: non è magico ciò che produce "miracoli", o che rende possibile ciò che è impossibile. Bensì è magico ciò che produce in un oggetto un cambiamento di per sè possibile nella natura dell'oggetto stesso: ma nel causarlo lo domina, lo costringe, lo governa.
E' appunto mediante il Magick che l'uomo può avvicinarsi al Vero Desiderio, scopo supremo dell'esistenza. Per raggiungere questo stato di grazia Crowley parla di un necessario spostamento dal reale verso un mondo di confine chiamato "l'Abisso". In questo universo si trova il legame tra il Fenomeno e l'Idea, tra il Reale (che è ideale ed utopico) e l'Irreale (che è tangibile e attuale). Ed è solo mediante un attraversamento dell'Abisso, ottenuto con una padronanza specifica del Magick, che si può arrivare al Vero Desiderio, alla meta più ambita. Crowley scrive a questo proposito un secondo testo fondamentale, "Magick, without tears": un compendio sulle tecniche e sui postulati che possono condurci nella giusta direzione. Il testo si trova qui, in una versione completa e rivista.
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