03 dicembre 2006

The killers - A great big sled


Novità in arrivo, dunque, per i Killers. La prima canzone natalizia (come loro stessi l'hanno definita) del gruppo americano, sarà disponibile in esclusiva su iTunes da dopodomani; il 5 novembre invece il video della stessa comincerà a girare nei vari canali musicali. Qui non si vede l'ora, rispettivamente, di ascoltarla e di vederlo.
La cosa positiva è che tutti i ricavati delle vendite andranno alla (PRODUCT)RED, e dato che'l'AIDS non è una cosa su cui si scherza, un po' di soldini in più per la ricerca possono soltanto aiutare, no? In più, se è per bella musica...
La curiosità è tanta, un po' per la stranezza dell'operazione, un po', per i suoi effetti benefici.
Noi, come è nostra abitudine, aspettiamo. Pazienti.

[UPDATE] La canzone è in rete, da qualche parte, già. E' così Nightmarebeforechristmassosa, nel suo gothico spirito natalizio...

02 dicembre 2006

I can't get it right since I met you

Muse. Live. Palalottomatica.

E' difficile trasferire su un blog una serata come questa. Perchè una serie di fatti sono semplici da raccontare, non mi costerebbe niente scrivervi di quanto è stato difficile arrivare al palalottomatica, del traffico infernale che infestava tutta la città, della ricerca spasmodica di un posticino dove infilarsi, potrei parlarvi anche del concerto, potrei scrivervi la scaletta, descrivervi le canzoni.
Ma voi non capireste nulla. Perchè non sono i fatti, quelli che hanno reso la serata così bella, così indimenticabile.
I Muse sono persone che danno dal vivo quanto non daranno mai in un disco registrato in studio, e il concerto di stasera, la quinta volta che li ascoltavo, ed emotivamente forse per me la più vissuto, ne era la massima dimostrazione. Ciò a cui abbiamo assistito era un palpitare continuo di sensazioni e colori e luci e suoni, senza che nulla stonasse mai in nessun modo con nient'altro. Una scenografia mozzafiato, una set-list semplicemente mostruosa, un concerto di un'ora e trequarti, alcuni momenti da strapparsi i capelli, altri di una tenerezza incredibile. Una sensazione di soddisfazione alla fine, che raarmente si prova dopo aver fatto qualcosa che si è sudato così tanto.

Per capire un concerto dei Muse, bisogna andare a un concerto dei Muse.
Io sarò ancora lì, la prossima volta. Mi riconoscerete: dal sorriso.

30 novembre 2006

Double Shadow

Alcune cose, come sempre in ordine sparso.


Mentana ieri ha esordito sul suo tiggì in radio con: "Diavolo di un Berlusconi". Immagino intendesse il fatto che il nano è (purtroppo) uscito dall'ospedale. Noi gli crediamo, ma speravamo in qualche gossip più pesante. Già speravo in qualche esorcismo agli italiani.


Se non fosse che quelli vecchi stanno meglio che mai, questi Junior Boys avrebbero tutte le cacrte in regola per diventare i nuovi Depeche Mode. Un'imitazione, certo. Ma palese: e quindi sincera. E poi, fatta davvero bene. Il Canada riserva sempre più sorprese, ultimamente.


Storica stretta di mano tra il Papa e Erdogan, titolavano ieri tutti i quotidiani. Io avrei preferito di più un titolo del tipo "Guerra: come provocarla senza dare nell'occhio". Che poi, la Moschea Blu, quella poteva almeno guardarla in foto, no? Cristo, abiti pure a San Pietro, ti mancano le opere d'arte?


Ci prepariamo alla grande manifestazione del 2, quella che porterà in paizza tutta l'italia contro questo governo. Il problema è che a destra non le sanno proprio fare, 'ste cose, è inutile. Litigano su tutto, perfino su chi dovrà parlare alla gente, sul palco. Dopmani mi aspetto un litigio sul colore dello sfondo del palco. Tra il nero e l'azzurro, io continuo a preferire il rosso.


Questo Children of Man sembra davvero il film fatto apposta per me. Il trailer ricorda molto atmosfere alla Esercito delle Dodici Scimmie mischiate con l'ultimo libro di De Carlo, anche se ovviamente potrei sbagliarmi. Julianne Moore, poi, è bravissima, e io lo sostengo dai tempi di Magnolia.. Certo, se avessero utilizzato un uomo vivo nella parte del protagonista, invece di Clive "Roccia Lavica" Owen, forse il film ne avrebbe guadagnato.


La guerra in Iraq è la seconda guerra più lunga nella storia degli Stati Uniti, dopo la guerra in Vietnam, e la seconda guewrra più costosa per i cittadini americani, dopo la seconda guerra mondiale. E pensare che nel 2003 Bush disse che avevano vinto, e che era "Mission Accomplished". Evidentemente, la cocaina modifica la percezione del tempo.


Oggi è la giornata mondiale contro la pena di morte. Pensiamoci, almeno.
Bastano 76 secondi, uno per ogni paese, nel mondo, che uccide ancora in nome della giustizia.

29 novembre 2006

You should have been there...

Muse. Live.
The day after tomorrow.



"You know that I care
You should have been there..."

28 novembre 2006

John Wayne Gacy, Jr.

"John Wayne Gacy, Jr., (March 17, 1942 – May 10, 1994) was an American serial killer. He was convicted and later executed for the rape and murder of 33 boys and young men, 29 of whom he buried in the crawl space under his house, between 1972 and his arrest in December 1978. He became notorious as the "Killer Clown" because of the many block parties he attended, entertaining children in a clown suit and makeup."




Questa è la sua storia, e la canta Sufjan Stevens.


His father was a drinker
And his mother cried in bed
Folding John Wayne's T-shirts
When the swingset hit his head
The neighbors they adored him
For his humor and his conversation
Look underneath the house there
Find the few living things
Rotting fast in their sleep of the dead
Twenty-seven people, even more
They were boys with their cars, summer jobs
Oh my God

Are you one of them?

He dressed up like a clown for them
With his face paint white and red
And on his best behavior
In a dark room on the bed he kissed them all
He'd kill ten thousand people
With a sleight of his hand
Running far, running fast to the dead
He took off all their clothes for them
He put a cloth on their lips
Quiet hands, quiet kiss
On the mouth

And in my best behavior
I am really just like him
Look beneath the floorboards
For the secrets I have hid

Microcuts

“Due non è il doppio ma il contrario di uno,
della sua solitudine.

Due è alleanza,
filo doppio che non è spezzato.”

23 novembre 2006

Leaving Rome never easy...


See you soon.
fK

22 novembre 2006

Pagan Poetry

Questi giorni ho la testa piena.
Come una preda che scappa, ed ha in mente solo il volto del cacciatore.
Ho la testa piena.
Non c'è spazio per la paura, per l'incazzatura, per la trepidazione prima di un viaggio.
Solo stress. Solo ansia. Solo quel misto di amore e novità che ti schiaccia sotto il peso della non-consapevolezza.

Se fossi un poeta vorrei scrivere qualcosa a tutti quelli come me.
Mi piacerebbe ritrovarmi in una riga.

21 novembre 2006

Altman

Ha fatto appena in tempo a prendere l'Oscar che tanto meritava.
E poi ci ha lasciati. A noi rimane il suo cinema, e la musica che ha evocato.

Foto.

20 novembre 2006

You Will Lose Everything

In attesa del Giorno Della Follia Collettiva, in cui finalmente uscirà l'ultimo libro della saga di Harry Potter, giorno in cui non si parlerà d'altro e nel quale la massa sarà davvero massa, in attesa, consoliamoci con il teaser poster del film 5, Order of the Phoenix. Che tra l'altro uscirà a luglio 2007. Quando, si vocifera, uscirà pure il libro. Mah...
Quanto tempo, dall'ultimo attacco di fanatismo acuto che mi ha colpito.
Ho urgente bisogno di qualcosa a cui attaccarmi.
Ho fame, cristo.

Global Orgasm

Un tempo non troppo lontano, per attirare la gente sul proprio sito, e alzare un po' di soldi, si mettevano le classiche immaginine di donnine avide di scopata, succinte e nudarelle, e il traffico mediatico era assicurato, magari scappava pure qualche foto che non doveva scappare e vedi che il giornale ti dedicava un trafiletto, ovviamente scandalizzato, ma pur sempre un trafiletto: e la pubblicità negativa è sempre pubblicità, no?
Oggi però è tutto cambiato. Internet è roba che hanno tutti, e di donnine nudarelle ce n'è talmente tante che un sito originale è quello dove le donnine sono vestite, e non basta più la foto scandalo per attirare gente, quella è ovunque, e me la vedo prima su google image, che sul sito di te povero sfigato. Questo ragionamento lo devono aver fatto anche i due fino-a-poco-fa-sconosciuti "Donna Sheehan e Paul Reffer, coppia di pacifisti settantenni e fricchettoni già avvezzi a iniziative clamorose", come riportato su Repubblica.it. L'idea che hanno avuti i fricchettoni succitati per attirare gente è semplice ed efficace. Il sesso non basta più mostrarlo e basta, in rete. Bisogna farlo proprio, e tutti insieme, eliminando i confini. "Ecco l'idea per alzare su i soldi!" devono aver pensato, e visto l'impatto mediatico che sta avendo il loro progetto, noi ci crediamo, per carità.
La cosa è questa: il 22 dicembre, a qualsiasi ora, ma proprio quel giorno, bisogna scopare. Chi, cosa, quando, come e perchè, non è specificato. Anche da soli va bene uguale. Viva le mani. Basta farlo, avere un bell'orgasmo collettivo "pensando alla pace". Sì avete capito bene: niente porcate in testa, durante l'orgasmo. La pace. ma come si fa, io dico?
Comunque, l'intenzione secondo gli autori del "progetto", sarebbe quella di collimare così tanta energia positiva da eliminare le tensioni negative del mondo e portarla davvero, la pace, nel mondo. Ora, io non è che sia contro la scopata selvaggia in sè, per carità. Male non può fare, mi dico. Semmai, molti bimbi: e i bimbi son carini. Viva i bimbi. Oltre alle mani, intendo.
Insomma non sono contro la cosa in sè, ecco tutto.
E' che avrei preferito altri mezzi, forse, per la pace.

Che ne so: ad esempio smettere di fare la guerra.

19 novembre 2006

Caos Calmo

" - Claudia! - grido, e lei si ferma. Le faccio cenno di tornare indietro, e lei viene. Anche la sua amica Benedetta si è fermata, ma non la segue, mentre la madre, Barbara, mi fissa, e io le sorrido. Ed eccola qui, Claudia, con l'aria interrogativa di chi si aspetta chissà cosa. Perchè l'ho richiamata? Mi chino e le do un bacio in fronte, ma è evidente che non è abbastanza per giustificare il mio impulso. Perchè l'ho richiamata?
- Io ieri sono rimasto davvero tutto il giorno qui fuori, stellina - mi sento sussurrarle.
Lei sgrana gli occhi
Già. Ma nemmeno questo è abbastanza. Il magone non si è sciolto.
- E sai una cosa? - aggiungo - Ci resterò anche oggi. Tutta la giornata. Fino a quando esci. Qua fuori.
Ora è abbastanza. Claudia incassa la notizia con eleganza, senza scomporsi, ma la sua espressione è stupita, piacevolmente stupita. Si volta verso la sua amica. Poi torna a guardare me.
Stupita.
- Perciò - riprendo, sempre sottovoce - durante la ricreazione da' un'occhiata fuori dalla finestra. Io sarò lì giù.
Le do un altro bacio in fronte e mi alzo in piedi. Ho letto da qualche parte che i genitori europei, a differenza di quelli americani, non usano mai l'accortezza di chinarsi quando parlano con i loro bambini: non so se è vero, ma comunque sia io l'ho sempre fatto, mi sono sempre chinato per parlare con mia figlia. Mi è sempre venuto spontaneo. Claudia alza il capo e non dice niente, ma mi accarezza la mano in modo così delicato, e languido, e perfetto, che da sola questa carezza vale tutte le parole che non ha detto. Poi si volta e se ne va, raggiungendo Benedetta, per farsi ingoiare insieme a lei dal ventre buio del grande corridoio ormai vuoto.
Ecco fatto. Ecco cosa mi ha svegliato così presto, stamattina; ecco cosa avevo in mente. Restare anche oggi davanti alla scuola. E il magone non c'è più.
Torno alla macchina e chiamo Annalisa, la segretaria, in ufficio. Annalisa, resto anche oggi davanti alla scuola. Pausa. Annulla gli appuntamenti, girami le telefonate sul cellulare, vieni qui a portarmi i documenti da firmare, che è una bellissima giornata. Pausa. Le do l'indirizzo. A dopo. Stop. Che sbigottisca, davvero.
Mi rimetto a guardare in su, la grande finestra al secondo piano, la terza da sinistra. Le nove e cinque. Mi chiedo se Claudia abbia già guardato fuori, senza vedermi perchè ero al bar. ma se non ha visto me deve comunque aver visto la macchina, e appena potrà guarderà di nuovo. Mi sento tranquillo, su questo: Claudia si fida di me. Stavolta gliel'ho detto seriamente, e lei mi ha creduto. Mi guardo attorno, appoggiato alla macchina: il vigile urbano, il pakistano che pulisce i parabrezza, gli uccellini che cinguettano, poche macchine, pochi passanti, due ragazzi che si baciano sulla panchina dei giardinetti. Come ieri, la sorprendente, bucolica tranquillità di questo punto del mondo mi rassicuro, anche se dentro di me continuo a percepire un tumulto, o meglio l'eco di un tumulto: una specie di agitazione lontana ma non lontanissima, come sembrano lontani ma non lontanissimi i rumori del traffico, là sotto, che quassù arrivano attutiti, morbidi, ma arrivano. Caos calmo, penso: come in tutti i genitori ieri pomeriggio all'uscita della scuola, come ogni momento nell'animo di tutti i bambini del mondo. Solo che adesso lo penso per me, per questo stallo che continua a salvarmi dalla sofferenza di cui tutti, tutti quanti mi immaginano preda, e ancora così non è. E' un caos calmo, sì, quello che ho dentro. Un caos calmo.
I due ragazzi sulla panchina continuano a baciarsi, beatamente. A che ora sarà la ricreazione?"

Sandro Veronesi
tratto dal libro più bello dell'anno

I'm From Barcelona

Sono 26, e sono tutti completamente pazzi. Il tipo che li ha raggruppati tutti, roba non facile, trovarne 26, tutti fuori di testa, è un certo Emanuel Lundgren, che è più folle di tutti gli altri messi insieme. DImenticavo di dire che è svedese, e come chiamare un gruppo se sei svedese, se non "I'm from Barcelona"? Comunque. Il loro video impazza in rete su YouTube, e poco mi fa dubitare sulla possibilità di uno sbarco in tv, magari su flux o su brandnew; intanto il loro disco d'esordio ha già un'etichetta disposta a pubblicarli in quel d'america, e così via, la storia si ripete. Noi ci godiamo il loro stupido pop da festa con gli amici. Ecco cosa mi ricordano. Una festa. Con gli amici.

Tanti, amici.

Zodiac Trailer

"...This is the Zodiac speaking..."

Marie Antoinette


Raramente accade che un regista, con soli tre film alle spalle, possa già dirsi creatore di uno stile, un genere, un marchio di fabbrica ben definito. Eppure questo è il caso di Sofia Coppola: che con Marie Antoinette porta nelle sale un'opera notevolissima, certamente ambiziosa e per niente deludente. Il film è un compendio della regalità, infinitamente immerso in due anime distinte, diverse e perfettamente combacianti: un'anima prettamente anni '70, e un'altra intrisa di cultura gay. La priaman si manifesta nello stile, un classico dei film della Coppola, e snella colonna sonora, anch'essa di genere, ormai. Già la locandina dovrebbe far riflettere molto (l'ispirazione è chiaramente sexpistolsiana), e così le numerose canzoni, che in un film in costume sorprendono non poco (rock, rock, rock!), o ancora i tantissimi "sbagli" lasciati in fase di montaggio, forse per riportarci con la mente al concetto di "finzione", tanto evidente quanto lasciato visibile (in due o tre scene si intravedono i microfoni di scena chiaramente, e nessuno mi toglie dalla testa un'immagine in cui balzano agli occhi delle all-star, in mezzo alle scarpe regali di cui la regina si circondava). La seconda anima è puramente omosex, e traspare dai colori, dai dialoghi così frivoli e fintamente superficiali, e dalla presenza degli attori scelti. Prima di tutto Asia Argento, che è perfetta nel ruolo stravagante della puttana di corte, amante del re, piena di ambiguità e sempre al limite del volgare, dell'osceno, senza mai sforare però nel disgustoso, tenendosi su quel limite geniale che solo lei poteva ottenere; così Jamie Dornan, il famoso modello di Dior e Calvin Klein, qui nella parte dell'amante della regina, tenebroso e credibile considerando che è la sua prima apparizione cinematografica. Ma soprattutto lei, Kirsten, in questo film semplicemente splendida. Se il film regge, è senza dubbio grazie a lei, che lo rende affascinante e godibile in ogni scena. Le due anime quindi convivono e non si scontrano mai, rendendo il mix quasi perfetto, se non fosse per qualche momento di troppo che allunga un po' la brodaglia, rischiando qualche parentesi "noia", comunque facilmente bypassabile concentrandosi sul contorno, sui costumi sfarzosi, sulla musica sempre presente e sempre fantasiosa, sulla fotografia, bellissima.
Marie Antoinette è un film di Sofia Coppola. Niente di più, niente di meno. Ormai, come ho detto, questa è una garanzia. Dal "giardino" a "lost in traslation" qualcosa era cambiato. Negli intenti, se non altro. Qui no, invece; qui non c'è niente di nuovo: è Sofia al cubo, e basta.
Ne vale la pena, però. E oggi, al cinema, è una cosa rara.