26 agosto 2006

Nyah

Avete presente Mission Impossible II? Parlo di un momento preciso del film, verso l'inizio, quando compare la strafiga della situazione, con tutto il fascino della cosa, in una mirabolante corsa in macchina stile inseguimento, pieno di ammiccamenti sguardi affascinanti e pericoli mozzafiato, che già solo così stai per avere un orgasmo e ti contieni a fatica, poi ci metti sopra una musica tutta pazzescamente attizzante, di quelle che neanche il silenzio potrebbe accompagnare meglio una scena di sesso, con la chitarra che segue 'sti ritmi mezzi etnici, e tu ti immagini anche tutto sto ballo intorno al fuoco, e intanto davanti c'hai l'inseguimento, e i pericoli, e gli sguardi ammiccanti, e magari al cinema accanto a te c'è tua madre e la cosa diventa terribilmente imbarazzante? Avete presente Il Gladiatore? Parlo di un momento preciso del film, quando lui sta morendo, e immagina il paradiso, e la moglie morta, e tutte 'ste sboronate qua, e da un momento all'altro ti aspetti che spunti da qualche parte la bandiera americana che tanto di anacronismi già ce ne stanno a chili, e già stai sull'orlo del pianto, poi ci metti sopra una musica che più epica non si può, con enya che canta e gli archi e le atmosfere e i cori e i timpani sotto che picchaino come pazzi, e intanto davanti c'hai quello che stira, e la folla in delirio, e le urla, e magari al cinema accanto a te ci stanno i tuoi amici e tu non sai come cazzo fare dall'imbarazzo, "mica sono lacrime sarà l'umidità"? Avete presente The Ring? Parlo di un mometno preciso del film, quando quel cazzo di vecchio sta dentro alla vasca con un ferro da stiro in mano, e poi si fulmina e te già tra un po' crepi, e in quel momento ti spunta 'st'altro stronzo da dietro e la protagonista urla e tu fai un salto degno di Fiona May, poi ci metti sopra una musica tutta a sobbalzi, con sti cazzo di violoncelli che pompano e 'sti ottoni che proprio in quel momento suonano tutti insieme un accordo straziante, e intanto c'hai il cadavere nella vasca, e quello che compare all'improvviso, e quella che urla, e magari al cinema accanto stai con la persona che ami e tipo gli zompi addosso perchè sei terrorizzato e la cosa ti imbarazza assai, simuli un momento di mancanza di affetto ma la realtà è che ti stai cagando in mano?
Dove voglio arrivare? I tre film sopracitati sono accomunati da due cose: la prima, è l'essere abbastanza orripilanti tutti e tre. La seconda, è che le colonne sonore le ha scritte tutte un genio: Hans Zimmer.
Se non sapete chi è Hans Zimmer pensate, oltre ai lavori succitati, a robe tipo Il Codice Da Vinci, Il Re Leone, La Sottile Linea Rossa, L'Ultimo Samurai, The Rock, Twister, King Artur, giusto per citarne alcuni. Sto tipino qua è un genio: perchè ti strappa fuori le emozioni. Pure in un film orribile, dove tu proprio di piangere non ne avresti voglia, o di spaventarti, o di ridere, o di commuoverti, ci mette lo zampino lui e non puoi farci niente, sei preso, catturato, non ne esci. Ed ecco che anche la pubblicità del mulino bianco diventa emozionante (sì è roba sua anche quella), e così via.
Hans Zimmer è da ascoltare e riascoltare. Ce ne sono pochi, come lui.
L'emozione è roba rara, oggigiorno.

23 agosto 2006

Waking Life

"Waking Life" è un film di 5 anni fa, ingiustamente sconosciuto ai più. Quei pochi che lo conoscono, se ne ricordano come del film fatto come dei "cartoni reali", una bellissima tecnica cinematografica nella quale le scene riprese con videocamera digitale, vengono poi ricolorate e trattate al computer fotogramma per fotogramma. L'effetto finale è bellissimo, una sorta di cartone surrealista alla Salvador Dalì. Ma Waking Life è molto di più di un semplice cartone, è un viaggio filosofico nel pensiero, nel sogno, e nelle problematiche dell'esistenza; un viaggio, tra l'altro, riuscito benissimo. In tanti hanno provato a fare film sui sogni, chi in maniera profonda chi in maniera scherzosa, chi riuscendoci egregiamente ("Mulholland Drive"? ) chi fallendo miseramente ("Vanilla Sky"?). Quello che però Richard Linklater è riuscito a fare, è a fare un film sui sogni in cui si parla dei sogni. La trama del film, molto aleatoria, è interpretabile dallo spettatore nei modi più personali. La mia visione è questa: uno dei moltissimi dialoghi nel film parla di quei sei secondi di attività cerebrale successivi alla morte del corpo; in quei pochi secondi, la mente umana sogna interminabili momenti, apparentemente lunghi ore, forse giorni. Il protagonista, successivamente a un incidente stradale, comincia appunto a sognare, e il film si dipana in questi brevi sei secondi di attività onirica. In questo viaggio tra i sogni, in cui il protagonista tenta di svegliarsi senza riuscirci mai, moltissimi personaggi più o meno conosciuti della intelligentia o dello star system americano raccontano la propria visione del mondo e analizzano le più disparate problematiche. Se all'inizio la cosa può sembrare priva di senso, nonchè un po' pretenziosa e saccente, quando il film va avanti si vede quanto in realtà questi individui non si prendano sul serio, quanto le loro parole siano collegate a un sottile filo conduttore, e quanto il loro "pontificare su tutto " perda di supponenza nel momento in cui lo stesso protagonista va a criticarlo e a scherzarci sopra. E' difficile parlare di filosofia in un film; ancora più difficile è farlo senza annoiare e soprattutto senza sembrare ridicoli. Linklater ci è riuscito, un po' perchè lo spettatore è continuamente affascinato dai geniali effetti visivi che accompagnano ogni dialogo, un po' perchè si è presi dal riconoscere questo e quell'altro personaggio famoso, un po' perchè i dialoghi più pesanti sono intervallati da altri più divertenti, da aneddoti, da musica, da situazioni così paradossali da indurre alla risata. Waking Life insegna, nella prima e nell'ultima scena, un concetto tanto semplice quanto bello.
Se il sogno è destino, allora, basta svegliarsi.

22 agosto 2006

Ode a Harry Potter

Era il 1998. Ricordo il freddo, doveva essere inverno, forse novembre, o dicembre. Ero a fare il mio solito giro da Feltrinelli, quello a Piazza della Repubblica; avevo 15 anni, abbastanza grande da vagare nel reparto narrativa, ma ancora piccolo da potermi permettere qualche minuto a fantasticare nel grosso stanzone con i libri per bambini. Sollevo un libro che mi incuriosisce, dimensioni un po' esagerate per un libro per bambini. "Harry Potter e la Camera dei Segreti", si chiamava: accanto, c'era "La Pietra Filosofale". Quasi per caso, forse per la noia, forse per la mancanza di altri libri interessanti, li prendo entrambi. Arrivato a casa inizio a leggerli, vengo immediatamente colpito dalla complessità della trama, dalle atmosfere così bambinesche ma così... fantasy allo stesso tempo. Li divoro entrambi e scopro con stupore che ne dovranno uscire altri, che non è finita lì, che la storia continuerà, chissà quando. In giro si comincia a parlare della cosa, c'è chi dice che probabilmente altri libri non ne usciranno mai, che la cosa finirà lì, chi si legge dei mattoni tanti per bambini?. La mania era alle porte, invece. Io l'avevo anticipata per caso, di qualche mese. Scopro che le classifiche sono già impazzite, che i due volumi sono in vetta alle vendite dei libri per bambini, la cosa si fa sempre più strana. Passano i mesi e quasi mi dimentico, fino all'ottobre successivo. Stavolta sono alla MEL, e l'atmosfera è strana. I libri per bambini sono al piano di sotto, quello grande è riservato ai romanzi, alla narrativa, agli adulti: eppure dal soffitto pendono grandi cartelli pubblicitari. C'è Harry Potter su un bestione alato. C'è il terzo volume. C'è il delirio mediatico. Il volume è in testa alle vendite. Non dei libri per bambini: dei libri, tutti. Ricordo le voci, allora: "Durerà poco. Finirà presto. Andrà a sparire, come il tamagotchi". Nel 2004, 5 anni e due Harry Potter dopo, la saga ha venduto in totale più di 270 milioni di copie, un successo senza precedenti nella storia dell'editoria. Altre voci: "Non può durare, sono solamente libri per bambini, ecco, ora c'è il Codice da Vinci e nessuno si ricorderà più del tipo strano con la cicatrice in fronte". Passa un anno e in inghilterra esce il sesto volume. Il Times scrive: "Harry Potter e il Principe Mezzo Sangue ha venduto in un solo giorno più del Codice da Vinci in un intero anno". 10 milioni di libri, in meno di 24 ore. Roba che il libro più venduto di Clive Cussler ne ha venduti in totale 11, di milioni. In Italia il libro esce a inizio 2006, e le librerie sono aperte di notte, per attendere l'evento. Perchè di evento si tratta. Entri in libreria con il tuo buono prenotazione, vai alla cassa e ne esci con un libro enorme in mano con la commessa che ti sorride melliflua, e tu capisci che lei lo ha già letto, bastarda: in giro la gente lo legge ovunque. In metro, sull'autobus, sulle panchine. Agosto 2006, oggi. Tra un anno uscirà l'ultimo capitolo. Il successo è durato, e anzi è lievitato fino a livelli impensabili prima. L'uscita del settimo e conclusivo libro produrrà probabili oscillazioni in borsa, aperture straordinarie, eventi e organizzazioni incredibili. La scrittrice in un comunicato fa sapere in giro che l'ultimo capitolo è già scritto da anni, in una cassaforte: un tesoro dal valore economico inestimabile. Una macchina da soldi.

Però è bello pensare che per una volta, non ci sia bisogno di sesso o di sparatorie per vendere , è bello pensare a bambini che leggono perchè vogliono farlo, è bello pensare ad adulti che parlano con i loro figli, soddisfatti finalmente di poter comunicargli qualcosa di interessante anche per loro, è bello pensare che 300 milioni di libri hanno forse dato un sorriso in più a tanti. Io sono un pro-Harry Potter. Di quei 300 milioni, in casa mia ce n'è sono solamente 6. Sono bastati.

19 agosto 2006

Another me is here with me.


Ho lasciato la terra: abbandonata, per sempre. Sono dillà, in quel posto dove l'estate dura per sempre e la testa è vuota per sempre e le dita si sfiorano per sempre. 3000 metri sù, o venti metri giù, non importa: ho lasciato la terra. Venti giorni sono passati come fosse uno: sarà stata la bellezza, o forse lo stupore, sarà stata la fatica, la gioia, saranno state le incomprensioni, sarà stato il vino, la vodka, il gin o la tequila, sarà stato il sale che ti brucia fuori e dentro, saranno state le nubi, o il sole, o forse la neve d'agosto, sarà stato l'oceano mare. Sarà stato il rumore delle onde, saranno state le doccie fredde e le sveglie presto, saranno stati i viaggi, le distanze e i legami spezzati, tutti, saranno state le risate, sarà stato quel caldo dentro quando fuori fa freddo, o quel gelo dentro quando fuori si brucia, sarà che vista da lontano la terra è più bella, sarà che visti da lontano gli uomini fanno meno male, sarà che visto da lontano l'amore è così semplice, saranno stati gli altri, o forse io. Sarà stata la musica, saranno stati i pensieri, o forse il vuoto, sarà stato il Cacciatore di Aquiloni, o forse Sudore, o Chiedi alla Polvere, sarà stato il fraseggio e l'armonia, saranno stati i delfini o le marmotte o i cervi o le capre o le mucche o quando guardi giù e vedi che nel mare sotto di te c'è più vita che sopra, sarà stato il vento che ti entra nelle orecchie, saranno state le lacrime, o forse sarà stata quella sensazione strana che si prova quando mandi il dito in giù, e non c'è un tasto nero o bianco che suona per te. Sarà stata la giacca zuppa o il costume zuppo, saranno stati i Vip, e che Vip, saranno state le stelle, quelle che cadono e quelle che restano, così bianche, merda. Sarà stata la notte: un giorno la toccavo con un dito, per amarla con passione, e il giorno dopo la guardavo da lontano per ammirarne la bellezza. Sarà stato tutto questo, o sarà che la terra, in fin dei conti, non fa per me. Preferisco qui dove sto ora.

Non lo so, cosa sarà stato. Però, so una cosa.
Io sono felice, felice, felice, e vaffanculo.

28 luglio 2006

All that you MUST leave behind

Sono le 3 e un quarto e io non riesco a dormire. Pensieri pensieri pensieri che si affannano a trovare un posto nella mia testa, per avere il loro momento di misera celebrità mentale. Domani è il gran giorno, si parte finalmente: e non vedo l'ora, cazzo. Mai come quest'anno ero arrivato a provare un simile disgusto di fronte a Roma; troppo tempo che non mi allontano, ho bisogno di evaporare anch'io. Quando tornerò brucerò meno, e sarò più pulito. Ecco le speranze da mettere in valigia, tra i calzini e "l'amante" di Yehoshua: che le imponenti dolomiti gettino un'ombra così grande su di me, da far sparire qualsiasi ricordo doloroso; e che il sole riflesso sul mare, poi, riempa il vuoto con quel profumo che c'è solo lì, in un luogo che conosco solo io. Tornerò tra 20 giorni: un'eternità, così breve, cazzo. La mia forza è il non pensare a quello che mi attenderà al mio ritorno. La mia debolezza, è il non riuscirci. Guardo alcune foto, estati passate, per preparare lo spirito e gli occhi: sorrido. E' già un passo avanti: c'è chi piangerebbe, io invece preferisco mentirmi. Ho preparato una compilation perfetta: di quelle che quando l'ascolti ti strappa dentro, e ti prende a pugni, se distogli l'attenzione. Alcuni nomi a caso: Thom Yorke, Snow Patrol, Carpark North, Killers, Wolf Parade, Belle and Sebastian, Massive Attack, Muse, Interpol, Mars Volta, dEUS, Blur, Air, Elbow, Starsailor, Depeche Mode, Radiohead. Prendi un nome a caso: non è niente. Mettili uno dopo l'altro: cristo.
Vi saluto, è giunta l'ora per me di augurarvi buon'estate. Che la pelle mi si scucia di dosso, tanto lo so, mi abbronzerò anche lo strato sotto, e quello ancora sotto, e quello ancora sotto...

Good night, and good earth.
sav

24 luglio 2006

A few words

Comincia l'estate, per me, da domani. Comunque vada, sarò in vacanza. Sono agitato: ed era tanto che un esame non mi metteva così tanta ansia. Vedremo come andrà, mi conosco, so che non posso sperare più di tanto: la fortuna aiuta gli audaci, non gli ignoranti. Ma non si sa mai. Comunque, domani, con l'inizio ufficiale delle vacanze, comincerà anche l'annuale sagra delle seghe mentali. Il Periodo dei Dubbi. L'estate. Come ogni anno, arriveranno le domande: ma sono proprio sicuro che mi andrà di ricominciare il conservatorio? Ma sono proprio sicuro che mi andrà di continuare l'università? Ma sono proprio sicuro di voler continuare così? Grazie a Dio, come ogni anno, le risposte non tardano a venire. Sono quattro parole, magiche e tragiche allo stesso tempo, che mi hanno portato fino a qui. Il mio personalissimo tormentone, una in più di Sole Cuore e Amore, un potenziale successo in radio di proporzioni epiche, con una buona base ritmica sotto. "Non Si Sa Mai". Semplice, immediato, diretto. "Non Si Sa Mai". Ecco che allora tutti i dubbi svaniscono: perchè come fai ad abbandonare il conservatorio, di fronte ad una prospettiva così agghiacciante? Voglio dire, io sono certo che con quel fottuto pezzo di carta che (forse) mi conquisterò tra (forse) due anni non ci farò un cazzo di niente. Ne sono certo. Ma, ovviamente: Non Si Sa Mai. Sono perfettamente consapevole che non mi cambierà niente nella vita se a un esame prendo 18 invece di 25: ma continuerò a rifiutare il 18, per sempre. Perchè Non Si Sa Mai. E' la logica del mondo, innegabile e terrificante.Quella che ha dato a un cocainomane il potere di conquistare l'Iraq: tutta l'america sapeva benissimo che non c'era nessun'arma di distruzione di massa (ADM), lì, se non consideriamo nella categoria ADM la mente ottusa della gente. Eppure, come al solito: Non Si Sa Mai; ed ecco che Bush invade l'Iraq, impunito. Perchè va detto che con questa regola, le conseguenze sono drastiche: voglio dire, metti che ti sbagli no? Che ti trovi in quella frangia di possibilità in cui Dio è scazzato e vuole davvero farti del male, e che fa succedere il Non Si Sa Mai sul serio. Poi, con l'atomica, se c'è, esplodi davvero. Mica scherzi: brandelli di uomo ovunque, e chi di dovere, lì, a sghignazzare. E così... La fottutissima paura ci costringe a cose di cui neanche ci pensavamo capaci. In america l'80 per cento delle famiglie hanno un'arma in casa: Non Si Sa Mai che arriva un ladro, certo. Ma nessuno pensa che è più probabile che il figlio adolescente si ubriachi come uno schifo e ammazzi l'amico per rubargli l'iPod. E robe simili, tristi ugualmente.
Intanto, domani, voglio sentire il rumore del mare. Ho già comprato le infradito nuove.
Forse riuscirò ad abbronzarmi anche io: Non Si Sa Mai.

Google...


Se clicchi, si ingrandisce.
Non è mia, ovviamente. E' di un genio.

22 luglio 2006

How can you have a day without a night

You're the book that I have opened
And now I've got to know much more

Like a soul without a mind
In a body without a heart


I'm missing every part

I'm missing every part

I'm missing every part

I'm missing every part

I'm missing every part

18 luglio 2006

Un dolore a cui sono abituato


Una settimana. Ancora una settimana di libri e panini, prima del mio ultimo esame della sessione. Prima di dimenticare come sono disposte le lancette dell'orologio prima di mezzogiorno. Ancora pochi giorni e anch'io entrerò in questa strana estate, che si prospetta in due modi. Drammatica, o perfetta. Senza mezze misure. Non è quello che sarà fuori a farmi pendere verso l'una o l'altra cosa: il sole, il mare, il letto; cosa c'è di drammatico? E' quello che ci sarà dentro di me: critiche urgenze che attendono risposte. Intanto conto i giorni, con quel misto di meraviglia e angoscia, quando sei consapevole che poi, quando non avrai più nulla da fare, il tempo sarà tutto più tuo. Ieri sera, l'olimpico, e i depeche. Un assaggio d'estate per farmi godere emozioni incredibili, ma anche per farmi pesare ogni secondo di questa settimana un po' di più. Una serata perfetta, che ha ribaltato i miei orizzonti: un tempo non credevo che un intero stadio potesse ballare. Oggi il libro di elettronica parlava un'altra lingua, quella degli angeli, e cantava, anni '80, come un vecchio pazzo. Lo studio non è stato proficuo. Vedremo domani, quando sarò a meno sei, quando il cuore e la mente saranno ancora più vicini.

17 luglio 2006

Come una voce insistente

Sento come una voce insistente. Da qualche giorno. All'inizio era difficile tramutare il pensiero in parole; poi così, per caso, sono andato a trovare un testo dei Sigur-Ros, tradotto in inglese. E' Svefn-G-Englar.
Sono le mie parole. Vorrei urlarle.


I'm Here Again
Inside You
It's So Good Staying Here
But I Stay A Short While

16 luglio 2006

Beirut.

1.


2.

Di fronte all'orrore ogni parola è un post-scriptum.

Hush, Hush, Hush

"Acqua in bocca, parlare è peccato" canta Robbie, che sembra avere sempre ragione, sarà la coca a tenerlo così in forma. Oggi parlare è peccato. Peccato più o meno grave; da qualche parte, per qualche motivo, è perfino peccato capitale. C'è chi muore per poter dire una parola, e chi vive perchè è riuscito a dirla. Viviamo nella società dei duepunti-trattino-parentesi, in un mondo in cui il sorriso vero è a pagamento, neanche fosse sessogentilmente offerto da una puttana. La gente mi fa pensare a dei soldati, così ipocriti da mettere il silenziatore ai loro fucili di guerra: come a nascondere nelle frasi fatte la crudeltà dei loro gesti, meritevoli soltanto di silenzio. Il telegiornale è prevedibile, scontato: mai una volta che un politico non dica quello che ci si aspetta da lui; le opinioni sono acqua passata, oggi la politica si fa con i sondaggi, quelli via sms, quelli nati per decidere se la protagonista di Cento Vetrine doveva o no darla a quello con gli occhi azzurri. I giornali sono sempre uguali, cambiano i nomi, e spesso neanche quelli. Mai un ladro non extracomunitario, mai un pedofilo con la faccia dolce, mai uno scienziato coi capelli corti. Le email hanno sostituito le pizzate con gli amici, e la chat ha superato la nobile arte del rimorchio in discoteca. Se hai un'idea, tienila per te. Oppure prova, raccontala, come in tanti hanno provato: se hai fortuna vieni emarginato dal gruppo immediatamente; se sei sfortunato, invece, l'emarginazione è lenta, dolorosa, e piena di vergogna. Se proprio non puoi fare a meno di dirla, allora devi mediare, comprometterti, cambiare: smussare la tua idea fino a renderla compatibile con l'opinione pubblica, con la media. Nel mondo di oggi l'onestà intellettuale è un privilegio destinato agli uomini soli. Ci stiamo sputtanando così tanto che non meritiamo neanche la mediocrità, quella è per pochi, che ancora non l'hanno persa. La massa ci inghiotte e il rumore è così assordante che ci dimentichiamo di parlare, ma se non parla nessuno, da dove verrà mai tutto questo casino?
Le idee sono così rarefatte da bruciarti gli occhi quando ne vedi una: tra poco, le useranno come armi.

13 luglio 2006

L'Amore.

L'Amore, già.
Non ne parlo mai: almeno non come parlo di tutto il resto, lo avrete notato. Potreste concluderne alcune ipotesi sul mio conto. Forse che sono un insensibile, o che non mi innamoro mai, o ancora, cosa assai più terribile per il mio ego, che non ho bisogno di parlarne, per qualche misero rifiuto verso insofferenti commenti di tenera compassione. Non è così.
Il fatto è che ultimamente sono giunto a varie conclusioni, su quella cosa così bizzarra che è il sentimento affettivo. Sono state poche le persone fortunate che sono state oggette del mio Amore. Poche, sì, ma per così tanto tempo che neanche riesco a ricordarmi com'era tutto più facile quando non ero innamorato: niente tristezze nel cuore, niente Noi Wind Sms, niente sguardi dolci, niente sguardi di odio, niente gelosia... Niente regali costosi, per giunta: e la regola, in questi casi, è molto semplice; quando ti trovi a non avere nessuno a cui fare un regalo da più di 50 euro, puoi cominciare a considerarti solo. Ci sono padri che regalano computer ai figli, per questo.
Avrete notato la "A" maiuscola. Questo è per mostrare la differenza tra quello di cui sto parlando e "l'amore", che è ben diverso. La "A" maiuscola rappresenta, nella mia personalissima definizione, tutto l'arcobaleno di intenzioni, pensieri, desideri che si tramutano in gesti, fisici e mentali, e che portano un essere umano a uno stato di beatitudine in conseguenza della presenza o del ricordo di un'altro essere umano. La parte con la "a" minuscola invece, per me si riduce al "sesso", quell'accessorio da tutti tanto osannato, mitizzato e ormai incernierato in un clichè vetusto ed effimero, che in realtà è solo una piccola componente, forse tra le meno importanti, del vero e proprio Amore. Per quest'ultimo, attenzione, le cose si fanno ben più complicate.
Il sottile cinismo divino si manifesta infatti nella sua gloria maligna se pensate che in pratica, per innamorarsi, non c'è bisogno di niente. Non servono tappeti pieni di aghi in cui inginocchiarsi, muri bianchi in cui sbattere la testa e pregare, o agnelli da sgozzare su un altare. Non serve neanche Ruini, per l'Amore, pensate un po'. C'è rimasto male. Eppure, e qui sta la sottigliezza, da dio non me lo sarei mai aspettato, è proprio una cosa così gratuita, così accessibile, che ci fa stare male. Deriva tutto da lì.
Sono in un periodo di grande confusione amorosa. Da una parte mi innamoro di chiunque. Avete presente quel tipo di persona che neanche sta a guardare se l'oggetto del proprio desiderio rientra nel (ristretto) gruppo delle sue possibilità? Quel tipo di persona che si innamora dei vip, o magari di quella ragazza che gli tormenta il cuore dalla terza media, o di quel tipo di "Un Posto al Sole" che la scorsa puntata se l'è fatta con la Pina? Eccomi, sono io. Grazie a dio non mi sono ancora ridotto ad innamorarmi della Pina: non sono masochista. Mi innamoro di chiunque nel senso che poi queste persone mi mancano: magari ci ripenso, mi invento film fantascientifici in cui stiamo insieme in un'enorme nave da crociera o in una tenda nel deserto del Gobi, torno sui miei passi se le vedo passarmi davanti. Dall'altra parte, però, non riesco a concretizzare il mio Amore. Cioè, non è che mi manchi l'inventiva, per carità. Non sono il tipo, per carenze di questo genere. Piuttosto mi manca la determinazione e la voglia, quella che ti fa fare le figure di merda, quella che ti trascina. C'è qualcosa che mi blocca, forse antichi scheletri nell'armadio che mi tormentano, forse gelosia (per chi?), forse invidia (per chi?), forse semplice vanità: quella che ti fa credere che basta aspettare. Non pretendo di risolvere la questione meditando a gambe incrociate seduto sul letto, con l'indice sul pollice, mormorando "Ohm". Non pretendo neanche di comprare in edicola il Kit "Costruisci il tuo partner", prima uscita a solo quattroeuroennovanta. Vorrei soltanto superare alcuni pensieri molesti. C'è chi, in questi casi, prende il cellulare, cerca in rubrica e trova la sua "Persona Facilmente scopabile del Momento", da qui per comodità "PFM". A quel punto chiama la PFM, e doppo due o tre trattamenti la solitudine passa per un'altra mesata. Tutti hanno una "PFM, si sa, quindi non mentite fingendo di scandalizzarvi. Io, comunque, non riesco a fare così: trovo "l'amore" con la a minuscola piuttosto deludente, e mortificante, in questi casi. Dovrò trovare altre strade. Chissà in che modi misteriosi esploderà il destino, silenziosamente, davanti a me.
Oggi ero in vena di post, avete notato? Sarà la stressante cena parentale che mi attende, o lo stressante esame di diritto di domattina, o la stressante stasi in cui si trova la mia vita stressante al momento.
O forse sarà lo stress, chissà. Dovrei pensare a quest'ultima ipotesi...



ps. Su suggerimento di un tipo, che poi che cazzo vuole, aggiungo una postilla, inutile, ma colta.
I skipped the part about: Love.

11 luglio 2006

And I can barely look at you.

Lo canterò per un'ultima volta per te
poi davvero, devo andare via.
Tu sei stata l'unica cosa giusta
in tutto quello che ho fatto.

E riesco appena a guardarti,
ma ogni volta che lo faccio
capisco che noi due ricostruiremo tutto questo,
ovunque, lontano da qui.

Accenditi,
come se avessi ancora scelta,
anche se non puoi sentire la mia voce
io sarò giusto dietro di te.

Sempre più forte
correremo verso le nostre strade
Io riesco appena a capire
perchè non risci ad alzare la voce per dirmi

di pensare che potrei non rivedere quegli occhi.
Diventa così difficile non piangere:
e appena ci sussurriamo il nostro lungo addio
quasi non riesco a controllarmi.

Accenditi,
come se avessi scelta,
anche se non puoi sentire la mia voce
io sarò giusto dietro di te.

Sempre più lentamente,
ma non abbiamo tempo per tutto questo.
Vorrei solamente trovare un modo più facile
per uscire dalle nostre menti, così piccole.

Abbi coraggio.
Noi due siamo uniti per avere paura.

Snow Patrol, Run

10 luglio 2006

Dal 27 settembre 2006, Chiostro del Bramante:


Andy Warhol, a Roma?