Oh can't you see what love has done to every broken heart
Oh can't you see what love has done for every heart that cries
Love left a window in the skies
And to love I rhapsodize
16 novembre 2006
Ping Pong
15 novembre 2006
What a genius!
Non sono un estimatore dei Simpsons, anzi.
Ma sono un estimatore dei trailer geniali.
Eccone uno.
14 novembre 2006
Zodiac, il 2 marzo 2007

Il nuovo, attesissimo film di David Fincher, ha finalmente una data ufficiale di lancio: 2 marzo 2007, worldwide. Un lancio in pompa magna, pare.
Fincher rientra senza dubbio nella lista dei miei 3 registi preferiti, dopo averci regalato capolavori assoluti come Se7en, Fight Club, The Game e Panic Room. Un uomo in grado di trasportare al cinema la follia di Chuck Palahniuk è già un mito di per sè. Ognuno dei suoi film ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma tutti sono caratterizzati da una maniacale attenzione per il dettaglio, per la precisione, per l'originalità. Da ricordare, senza dubbio, il lunghissimo pianosequenza iniziale di Panic Room, tra le scene tecnicamente migliori della cinematografia hollywoodiana di oggi.
Ecco quindi un ritorno in grande stile, fatto portando sugli schermi la storia del celeberrimo killer che ha ucciso, ucciso, ucciso, ed è sparito senza lasciare traccia. Un mistero irrisolto, uno tra i pochissimi. Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo, poi, sono due attori da non lasciarsi scappare, e che deludono difficilmente. Quanti motivi, per aspettare.
Il 2 marzo è lontano, cristo.
13 novembre 2006
A spider web, and it's me in the middle
Dovremmo raccontarla più spesso, questa storia. Parlarne, per sentire l'amaro in bocca, per patire anche noi un po' di bruciore negli occhi e nel petto.
Un ragazzino è stato picchiato, deriso, insultato dai suoi compagni di classe. Sotto il vigile occhio di un attento regista, che ha filmato l'accaduto, per non perdersi neanche una scena di delirio collettivo. E mostrarla su internet: come si fa con un trofeo.
Un ragazzino è stato picchiato, pur non avendo nessuna colpa. Nessuna merendina rubata, nessun'offesa, nessuno sguardo ammiccante alla ragazza altrui. E' stato picchiato per il solo ed unico motivo di essere nato con un cromosoma in più.
Down.
Centinaia di migliaia di persone hanno scaricato il video da internet. Lo hanno visto, magari hanno anche criticato. Ma nessuno ha fatto qualcosa di vero, di giusto, di bello. Nessuno li ha denunciati, nessuno ha preso iniziative per fermare la follia che pervade le menti più giovani, sempre più spaventate dal diverso, sempre più terrorizzate, a cercare riparo nel loro guscio di playstation, televisione e scarpe nike. Nessuno ha fatto niente.
Io non ho visto il video, e non ho intenzione di farlo, per carità. Piangerei, probabilmente.
Ma tento di parlarne in giro, il più possibile. Voglio capire cosa ci sta succedendo, e in che razza di spirale viscosa siamo finiti.
Intanto, assistiamo a tutto questo.
Senza fiato.
Un ragazzino è stato picchiato, deriso, insultato dai suoi compagni di classe. Sotto il vigile occhio di un attento regista, che ha filmato l'accaduto, per non perdersi neanche una scena di delirio collettivo. E mostrarla su internet: come si fa con un trofeo.
Un ragazzino è stato picchiato, pur non avendo nessuna colpa. Nessuna merendina rubata, nessun'offesa, nessuno sguardo ammiccante alla ragazza altrui. E' stato picchiato per il solo ed unico motivo di essere nato con un cromosoma in più.
Down.
Centinaia di migliaia di persone hanno scaricato il video da internet. Lo hanno visto, magari hanno anche criticato. Ma nessuno ha fatto qualcosa di vero, di giusto, di bello. Nessuno li ha denunciati, nessuno ha preso iniziative per fermare la follia che pervade le menti più giovani, sempre più spaventate dal diverso, sempre più terrorizzate, a cercare riparo nel loro guscio di playstation, televisione e scarpe nike. Nessuno ha fatto niente.
Io non ho visto il video, e non ho intenzione di farlo, per carità. Piangerei, probabilmente.
Ma tento di parlarne in giro, il più possibile. Voglio capire cosa ci sta succedendo, e in che razza di spirale viscosa siamo finiti.
Intanto, assistiamo a tutto questo.
Senza fiato.
12 novembre 2006
The Dears - 22: The Death Of All The Romance
Ecco il video più famoso che i Dears abbiano portato in questo pianeta.
Quanto è facile commuovere quando la canzone è così bella. Basta aggiungerci una storia d'amore, no?
Che palle
Cha palle, 'sta giornata.
Urge qualcosa di rinfrescante.
Belle and Sebastian. Sì, credo proprio che ascolterò loro.
Talks about:
belle and sebastian,
fK,
musica,
stronzate
Blur - A volte ritornano
Dopo lo strano e bellissimo Think Tank, dell'ormai lontano 2003, sembrava quasi impossibile immaginare che i Blur potessero rimettersi nuovamente in studio per registrare qualcosa di nuovo. Invece pare che la notizia sia ormai ufficiale: nel 2007 è previsto un ritorno in grande stile della band inglese più amata e osannata degli anni '90. Niente tour, per carità. Chi si è visto si è visto, ormai i membri del gruppo hanno dei bambini (testuali parole del batterista, cazzo), quindi non ci si può allontanare mica. Niente tour, già: ma pure un album non è niente male, per noi che abbiamo passato estati intere a cantare Tender is the night. Si presuppone quindi che Damon Albarn la smetta per un po' con i suoi progetti stravaganti, vedi i carini ma stucchevoli Gorillaz, o i banali The Good The Bad and The Queen. Udite udite, sembra che sia interessato alla cosa perfino Graham Coxon, il mirabile chitarrista (stimato e idolatrato perfino da Johnny Greenwood dei Radiohead, e con questo dico troppo) che nel 2001 lasciò la band per intraprendere una modesta carriera da solista, a causa di non meglio specificate divergenze con il frontman Albarn.
Non ci resta che aspettare, quindi. Ci aspettiamo molto: e questo è no bueno, perchè difficilmente le aspettative eccessive vengono soddisfatte. Ma ci accontentiamo anche, questo va detto.
Al lavoro, forza.
Non ci resta che aspettare, quindi. Ci aspettiamo molto: e questo è no bueno, perchè difficilmente le aspettative eccessive vengono soddisfatte. Ma ci accontentiamo anche, questo va detto.
Al lavoro, forza.
11 novembre 2006
come dio comanda
"La volontà di Dio è per noi, poveri peccatori, oscura come la più buia delle notti d'inverno."
Il nuovo libro di Ammaniti, "come dio comanda", è un qualcosa da cui è impossibile trarre una citazione. Le parole formano un ammasso compatto e indivisibile, un'immensa distesa di lettere, omogenea e infida proprio come la triste pianura che è da sfondo al romanzo. La piana, con questi container, le pompe di benzina, il fiume melmoso, assume sembianze così definite da materializzarsi nell'immaginario del lettore, perfetta e nitida nei suoi morbidi tratti nebbiosi: e pretende così un ruolo ambiguo e decisivo, di contenitore di storie, da un lato, ma di primo attore dall'altro. Gli uomini le cose e l'ambiente sono infatti legati da un filo che unisce e amplifica il contatto, da un legame che non distingue tra adulto e bambino, tra baracca e palazzo, tra follia e ingenuità. E in questa palude di eventi e pioggia e giorni e destino, traspare dopo poche pagine l'ineluttabile verità: che il vero protagonista non è un uomo, nè una donna, nè un bambino. Piuttosto è Lui, il Creatore, Dio, che comanda e muove come fossero marionette le anime dannate che popolano la pianura. E certamente non importa se il Signore esista davvero, la sua potenza e la sua gloria sono proprio in questo: la fede, da sola, basta a portare la sua volontà, seppur evinta o immaginata, su questa terra. Ed ecco che perfino la pazzia, in un ossimoro che soltanto una mente geniale poteva partorire, assume un senso ben preciso, un significato, una sua logica del tutto illogica. La morte non spaventa più, se vista in rapporto a questo disegno così preciso: la sua faccia nera, piumata, con il becco aguzzo, è quasi un conforto e una soluzione. Diventa l'unica amica, la sola cosa che possa spezzare i fili degli ordini di Dio.
"come dio comanda" è un libro che scava. I molti livelli di lettura non sono tra le righe o nei capitoli, ma sono dentro di noi, si formano con la lettura: da quello più superficiale del puro godimento letterario, a quello più profondo della comprensione ultima. Il procedere veloce e incalzante della trama assume così le sembianze di un cammino di espiazione, di riflessione, uno spunto che può aiutarci a capire dove sia la via di fuga. Un percorso che ci dica cosa scegliere quando, fermi davanti a un bivio in cui una strada si inerpica nel bosco e l'altra è assalita dalle luci, dovremo infine fare una scelta: perchè il gioco, è più grande di noi.
E laggiù, da qualche parte, potrebbe nascondersi il delirio. Perchè così comanda Dio.
Il nuovo libro di Ammaniti, "come dio comanda", è un qualcosa da cui è impossibile trarre una citazione. Le parole formano un ammasso compatto e indivisibile, un'immensa distesa di lettere, omogenea e infida proprio come la triste pianura che è da sfondo al romanzo. La piana, con questi container, le pompe di benzina, il fiume melmoso, assume sembianze così definite da materializzarsi nell'immaginario del lettore, perfetta e nitida nei suoi morbidi tratti nebbiosi: e pretende così un ruolo ambiguo e decisivo, di contenitore di storie, da un lato, ma di primo attore dall'altro. Gli uomini le cose e l'ambiente sono infatti legati da un filo che unisce e amplifica il contatto, da un legame che non distingue tra adulto e bambino, tra baracca e palazzo, tra follia e ingenuità. E in questa palude di eventi e pioggia e giorni e destino, traspare dopo poche pagine l'ineluttabile verità: che il vero protagonista non è un uomo, nè una donna, nè un bambino. Piuttosto è Lui, il Creatore, Dio, che comanda e muove come fossero marionette le anime dannate che popolano la pianura. E certamente non importa se il Signore esista davvero, la sua potenza e la sua gloria sono proprio in questo: la fede, da sola, basta a portare la sua volontà, seppur evinta o immaginata, su questa terra. Ed ecco che perfino la pazzia, in un ossimoro che soltanto una mente geniale poteva partorire, assume un senso ben preciso, un significato, una sua logica del tutto illogica. La morte non spaventa più, se vista in rapporto a questo disegno così preciso: la sua faccia nera, piumata, con il becco aguzzo, è quasi un conforto e una soluzione. Diventa l'unica amica, la sola cosa che possa spezzare i fili degli ordini di Dio.
"come dio comanda" è un libro che scava. I molti livelli di lettura non sono tra le righe o nei capitoli, ma sono dentro di noi, si formano con la lettura: da quello più superficiale del puro godimento letterario, a quello più profondo della comprensione ultima. Il procedere veloce e incalzante della trama assume così le sembianze di un cammino di espiazione, di riflessione, uno spunto che può aiutarci a capire dove sia la via di fuga. Un percorso che ci dica cosa scegliere quando, fermi davanti a un bivio in cui una strada si inerpica nel bosco e l'altra è assalita dalle luci, dovremo infine fare una scelta: perchè il gioco, è più grande di noi.
E laggiù, da qualche parte, potrebbe nascondersi il delirio. Perchè così comanda Dio.
10 novembre 2006
Monkey Islands of the Tentacle
Parental Advisory: tutti coloro che, osservando l'immagine qui sopra, non sospireranno pensando ai vecchi tempi e non si guarderanno timorosi in giro, tentando di nascondere quella lacrimuccia che sta colando sulla guancia, sono pregati di smettere di leggere. Non potranno capire.
Una volta, tanto tanto tempo fa, le cose andavano bene. La tecnologia era quella che era, certo; ma bastava: ed avanzava. C'era un tempo in cui accendere il piccì, o ancora prima l'Amiga (e qui la malinconia sfocia nella disperazione), provocava un brivido speciale, che nessun internet, nessun blog, nessun videogioco-di-oggi-tutto-effetti-speciali-e-grafica-treddì, potranno mai ridarci. C'era un tempo in cui la Lucas Arts rivoluzionò il mondo di tantissimi bambini, e adolescenti, e adulti: inserendo, nella monotona vita cittadina, pirati logorroici, scienziati pazzi, conigli maniaci, avventurieri folli, scheletri spagnoli. Personaggi che sarebbero entrati dalla porta di servizio, ma avrebbero occupato la stanza principale. Monkey Islands, Day of the Tentacle, Grim Fandango, Sam & Max: parlo di robe che mi hanno riempito le giornate per anni interi della mia vita, parlo dei ritorni da scuola a parlare con il compagno di classe di quel punto impossibile da risolvere, parlo delle frenetiche corse a casa quando ti veniva l'illuminazione, parlo dei giorni snervanti passati sempre nello stesso punto, ma come cazzo si farà ad andare avanti?
Oggi è tutto diverso. E' tutto così veloce. Un bel videogioco è un gioco tecnologico, oppure provocatorio, oppure violento. Dura una settimana, ma è come durasse un minuto, perchè ogni momento è uguale all'altro. Ieri un bel gioco era un gioco profondo, denso, originale in tutti gli aspetti. Era un'avventura che ti immergeva in un mondo che diveniva il tuo, per quelle settimane che impiegavi a terminarlo. Era un'avventura in cui tornavi volentieri anche dopo averne finito la trama: per carpirne gli ulteriori segreti, le sfaccettature, le finezze.
Sam & Max è stato sicuramente il gioco più geniale e completo a cui abbia mai giocato. Io ridevo, davanti allo schermo.
Quando qualcuno ne farà uno migliore, eccomi qui. Sapete dove trovarmi.
Tornerò bambino per un po', se necessario.
09 novembre 2006
08 novembre 2006
White Rose Movement
La nuova rivelazione d'oltremanica si chiama così: White Rose Movement.
Questa, è Girls in the Back.
Come non amarli?
07 novembre 2006
fK's: Live
Per rosicare meno pensando a Brandon Flowers, domani, mentre canterà Read My Mind senza di me, ho deciso di ripensare ad alcuni dei concerti in cui l'impavido fK era presente, con le sue sguaiate urla e le sue mani in aria.Ho pensato a una serie di ricordi in uno pseudo-ordine di intensità decrescente, che non vuol dire niente, quando si parla di sequenze di emozioni. Non è tutto, ovviamente. Sono i più grandi, i più belli, i più forti. Quelli che mi porto dentro, quelli che mi vengono in mente ora, quelli che mi hanno dato qualcosa, anche poco, anche pochissimo. Oppure tanto, tantissimo.
Eccoli.
1. Radiohead - Firenze, Piazzale Michelangelo
2. Coldplay - Bologna, Palamalaguti
3. Muse - Roma, Palladium
4. Placebo - Roma, Palaeur (oggi Palalottomatica)
5. R.E.M. + Green Day - Imola, Heineken Jammin' Festival 2005
6. Depeche Mode - Roma, Stadio Olimpico
7. Massive Attack - Roma, Ippodromo di Capannelle
8. Oasis + Counting Crows - Imola, Heineken Jammin' Festival 2000
9. AIR - Roma, Ippodromo di Capannelle
10. Franz Ferdinand - Firenze, Sashall
11. Muse - Firenze, Sashall
12. Carmen Consoli - Roma, Villaggio Globale
13. Placebo + Skin + Marlene Kuntz - Roma, CocaCola Live @ Mtv
14. Patty Smith - Roma, Auditorium
15. Blonde Redhead - Roma, Villa Ada
16. Offspring + Placebo + Incubus - Imola, Heineken Jammin' Festival 2001
17. Lamb - Roma, Villa Borghese
18. Subsonica - Roma, Palalottomatica
19. Peaches - Roma, Circolo degli Artisti
20. Gianna Nannini - Roma, Auditorium
21. Dream Theater - Roma, Palaeur (oggi Palalottomatica)
22. Mercury Rev + Oasis - Imola, Heineken Jammin' Festival 2005
23. Alanis Morissette - Roma, Piazza del Popolo
24. AIR - Roma, Teatro Argentina
25. Muse - Milano, Rolling Stone
Mancano molti alla lista. E non parlo solo di concerti a cui sono andato e che non meritano di entrare in una top 25. Parlo soprattutto di concerti a cui sarei voluto andare, gruppi che avrei voluto vedere live, gli u2, i blur, gli editors, i deus, i killers (ancora, sigh), e mille altri di cui ora, nel sonno, mi dimentico il nome. La lista si amplierà presto, spero.
Mi risulta difficile, però, imaginare qualcuno che possa prendere il primo posto. Perchè è difficile immaginare qualcosa di più emozionante della voce incerta di Thom che intona, a cappella, queste parole:
And for a minute there, I lost myself, I lost myself
And for a minute there, I lost myself, I lost myself
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